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MEDICINA/ Il biologo diventa detective e trova le impronte delle infezioni

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Quali prospettive si aprono, in particolare per quali malattie infettive?

Prospettive terapeutiche per ora direi di no. Però possiamo fare passi avanti per capire quali sono le varianti che ci proteggono da certe infezioni; a quel punto può iniziare la ricerca di soluzioni terapeutiche e soprattutto preventive: se so che sono particolarmente suscettibile a una data malattia magari cerco di non espormi o prestare maggior attenzione. Questo però sarà il futuro.

Per ora, quello che noi abbiamo fatto è stato descrivere la variabilità presente nei geni, individuare la selezione che ha agito su tali geni e mostrare come queste varianti sono coinvolte in alcuni processi immunitari, come l’HIV o come il morbo di Crohn. Quest’ultimo è un caso importante che si inserisce nel dibattito sull’autoimmunità: c’è una linea di pensiero, che condividiamo, che sostiene che le varianti che ci predispongono all’autoimmunità ci proteggono però da alcune infezioni e quindi c’è un legane tra infezioni e malattie infiammatorie croniche.

Proseguendo le nostre indagini, adesso andremo a studiare con tecniche classiche, test in vitro, la funzione delle varianti che abbiamo identificato. Un’altra idea e di valutare il ruolo di queste varianti nell’azione di alcun inibitori che sono codificati dai virus; è il processo che si innesca perché i virus fanno di tutto perché i loro antigeni non siano presentati. L’idea allora è di verificare se le varianti che abbiamo trovato non siano proprio le interfacce di queste interazioni virus – patogeno.



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