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ELETTRONICA/ La "luce" del sincrotrone di Trieste illumina gli hard disk del futuro

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Elettra Sincrotrone Trieste: camera sperimentale per la produzione dei campioni (Foto: Tommaso Pincelli)  Elettra Sincrotrone Trieste: camera sperimentale per la produzione dei campioni (Foto: Tommaso Pincelli)
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Torelli ha fatto riferimento a Elettra, il sincrotrone di Trieste la cui “luce” permette di rivelare i dettagli della struttura e del comportamento di atomi e molecole, per dare soluzione ai problemi più diversi, in ambiti che vanno dall’elettronica alle scienze ambientali, dalla farmacologia alla diagnostica, dall’ingegneria alle nanotecnologie e alla tutela dei beni culturali. In questo caso, che ruolo ha avuto e quale è stato il vantaggio dell’utilizzo della luce di sincrotrone? «Grazie all’uso di tecniche di analisi basate sulla luce di sincrotrone – dice Torelli - è possibile studiare le proprietà magnetiche dei diversi elementi chimici separatamente. In questo modo grazie alla speciale struttura che avevamo dato al campione e alla sensibilità chimica della tecnica di analisi utilizzata abbiamo ottenuto un’altissima sensibilità all’interfaccia che ci ha permesso di scoprire che fra lo strato di Ferro e il titanato di Bario avveniva una reazione chimica che creava un sottilissimo strato di ossido di Ferro e che proprio questo ossido di ferro reagiva all’impulso elettrico “accendendo” e “spegnendo” la sua magnetizzazione».

Per passare dai risultati sperimentali all’applicazione pratica del nuovo sistema si dovranno compiere comunque altri passi: «Per il momento siamo ancora alle prove di fattibilità; credo che questo tipo di effetto per poter essere utilizzato in dispositivi reali debba dimostrare anzitutto una buona ripetibilità e una grande robustezza (durata temporale). Inoltre mi verrebbe da aggiungere che, come avviene spesso nella scienza moderna, alcuni sistemi alternativi ai doppi strati ferroelettrico-ferromagnetico non si devono dimostrare troppo efficienti!»

Il successo dell’esperimento conferma comunque che l’abbinamento di materiali con proprietà ferroelettriche e ferromagnetiche in strati contigui rappresenta una via promettente verso il controllo elettrico della magnetizzazione e apre la strada a una nuova generazione di dispositivi di memoria super efficienti, con un consumo energetico che potrebbe ridursi di oltre mille volte rispetto a quello consentito dalle tecnologie attuali. Sono i frutti di un’elettronica moderna, capace di riunire i vantaggi della ferroelettricità (basso costo di scrittura delle informazioni) e quelli del magnetismo (durata dell’informazione immagazzinata).

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