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GIOVANNI PAOLO II/ Dal Cern all’Unesco, a parlare di una scienza amica della verità

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Giovanni Paolo II (infophoto)  Giovanni Paolo II (infophoto)
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In un contesto che vedeva presenti tutti i più grandi scienziati del mondo, di ogni credo religioso e non, sotto i riflettori degli osservatori internazionali, il Papa accostava la commemorazione di Einstein al ricordo di Galileo e si guadagnava le prime pagine dei giornali annunciando l’iniziativa del riesame del celebre “caso”: «auspico che teologi, scienziati e storici, animati da uno spirito di sincera collaborazione, approfondiscano l’esame del caso Galileo e, nel leale riconoscimento dei torti, da qualunque parte provengano, rimuovano le diffidenze che quel caso tuttora frappone, nella mente di molti, alla fruttuosa concordia tra scienza e fede, tra Chiesa e mondo».

L’anno seguente, oltre ad alcuni discorsi in occasioni particolari, vanno segnalati due interventi, anche per l’eco che hanno suscitato: quello all’Unesco, in giugno, col pressante appello «la causa dell’uomo sarà servita se la scienza si alleerà alla coscienza»; e quello, in dicembre, per l’udienza a un gruppo di scienziati vincitori di premi Nobel. In questa circostanza, dopo aver ribadito che «se la distinzione fra gli ordini di conoscenza è rispettata e se sia la scienza che la fede procedono la loro ricerca senza dimenticare i principi metodologici che rispettivamente le caratterizzano, non c’è pericolo che raggiungano risultati contraddittori», Giovanni Paolo II affermava con forza che il problema oggi non è più l’opposizione fra scienza e fede: «Una nuova era è cominciata: gli sforzi dei teologi e degli scienziati devono ora mirare allo sviluppo di un dialogo costruttivo, rendendo possibile l’esame sempre più profondo dell’affascinante mistero che è l’uomo». Il momento culminante tuttavia di questa serie di riflessioni e pronunciamenti sulle questioni scientifiche è stato, sempre in quel 1980, il discorso rivolto il 15 novembre a scienziati e studenti convenuti nella Cattedrale di Colonia, nel ricordo di sant’Alberto Magno, patrono degli scienziati, che nella città tedesca aveva esercitato la sua molteplice attività di predicatore, Vescovo e scienziato. Quel discorso è importante almeno per tre motivi.

È la sintesi di una serie di contenuti che il pontefice svilupperà in seguito in numerose e diverse occasioni, anche in luoghi particolari (come al Cern di Ginevra, visitato nel 1982) o su temi specifici (parlerà dell’ambiente, del quale dovremmo essere “custodi intelligenti e nobili”; o dell’evoluzione, invitando a non considerarla più come “una mera ipotesi”).



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