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GIOVANNI PAOLO II/ Dal Cern all’Unesco, a parlare di una scienza amica della verità

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Giovanni Paolo II (infophoto)  Giovanni Paolo II (infophoto)
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Una sintesi, quella di Colonia, centrata sull’idea della scienza come “ricerca della verità”, che procede con una adeguata metodologia, rispettando la distinzione dei diversi ordini di conoscenza e riconoscendo di non essere in grado da sola “di dare una risposta completa al problema dei significati, da cui è posta in crisi”.

In secondo luogo, il discorso contiene una indicazione chiara per gli scienziati credenti a seguire l’esempio di “intellettualità cristiana” di Alberto: non per sviluppare “una scienza cristiana”, ma piuttosto per costruire un soggetto cristiano maturo che operi nella scienza senza dualismi, con libertà, senza “temere la perdita di un orientamento unitario”.

Infine, nella parte conclusiva del discorso, emerge tutta la carica culturale e missionaria del pontificato di Giovanni Paolo II, che ribalta completamente la posizione anche di molta intellighenzia cattolica proponendo anche su questi temi una Chiesa, cioè un’esperienza personale, non più arroccata in una timorosa difensiva ma decisamente all’attacco, in modo sfidante ed esaltante: «Oggi è la Chiesa che prende le difese: - della ragione e della scienza, riconoscendole la capacità di raggiungere la verità, il che appunto la legittima quale attuazione dell’umano; - della libertà della scienza, per cui questa possiede la sua dignità di un bene umano e personale; - del progresso a servizio di una umanità, che ne abbisogna per la sicurezza della sua vita e della sua dignità».

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