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L'INTERVISTA/ Una scienza amica dell'umano: esce la "summa" del pensiero di Agazzi

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La nebulosa di Orione (Infophoto)  La nebulosa di Orione (Infophoto)

Perché dico che le epistemologie antirealiste non sono quello che serve? Perché l’importante è riconoscere che il sapere scientifico è sapere autentico, ma limitato. E proprio la mia teoria dell’oggettività scientifica mostra che ogni discorso scientifico è vero a proposito dei suoi oggetti, ed è quindi arbitrario pretendere che parli del tutto. Questo discorso è il discorso metafisico: perché il discorso metafisico riguarda l’intero. Ora, se si recupera il realismo scientifico, si recupera anche la condizione culturale per affermare il realismo metafisico, poiché il realismo scientifico si riguadagna: 1) superando il dualismo gnoseologico cartesiano; 2) riconoscendo il ruolo dell’intuizione intellettuale; 3) accettando l’uso sintetico della ragione nella mediazione dell’esperienza. È vero che in metafisica Dio resta pur sempre un predicato: sarà Causa Prima, sarà Motore Immobile, sarà altre cose di questo genere, però son tutti predicati. 

 

Invece….?

Invece Dio come soggetto si incontra solo nell’esperienza religiosa, che è tutta un’altra cosa. Tuttavia questo passaggio è essenziale, altrimenti quel che succede è che c’è uno scientismo ribadito da un fideismo: cioè, tutto quanto concerne razionalità e conoscenza lo abbiamo dato alla scienza e quel che resta è una fede irrazionale, cioè alla fine, gira e rigira, di tipo puramente emotivo. Viceversa, il lavoro che io ho fatto è analizzare come si può fare il discorso metafisico utilizzando gli stessi strumenti della empiricità e della logicità che si usano nella scienza, semplicemente togliendo l’obbligo di essere legati soltanto all’esperienza: se si toglie, quest’obbligo, si apre lo spazio concettuale della metafisica, che è lo spazio perché la stessa religione possa apparire come razionalmente intelligibile.



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