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PROTAGONISTI/ Giuseppe Mercalli, il cronista della vita del vulcano

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Il meglio del suo instancabile lavoro è raccolto e sistemato nel volume: I vulcani e i fenomeni vulcanici in Italia, che contiene un importante apporto di notizie sulla storia del vulcanesimo e un "quasi nuovo" contributo sui fenomeni sismici. Nel volume si trova anche un ampio e aggiornato catalogo dei terremoti d'Italia, dei quali molti erano scarsamente conosciuti o addirittura ignorati dai sismologi del tempo. Vi è inoltre il primo esempio di "carta sismica d'Italia", punto obbligato di riferimento o di partenza, per tutte quelle che saranno compilate in seguito. Una curiosità: alla compilazione del libro – in particolare al capitolo XI, quello del catalogo dei terremoti italiani - aveva collaborato anche il futuro Papa Pio XI, allora semplice religioso e bibliotecario a Desio.

Poi c’è l’esperto di terremoti: se è straordinario il contributo portato da Mercalli nella vulcanologia, la sua fama però è più legata ai terremoti, per via della classificazione che porta il suo nome. Ma la sua importanza come sismologo, come si è già visto, va oltre la scala Mercalli: il suo interesse non si limitò ai terremoti italiani, ma si estese anche a quelli esteri, come quelli che colpirono la Spagna e l’Etiopia; e la teoria degli epicentri, insieme con quella degli ipocentri, da lui sostenuta quasi da solo, oggi è accettata da tutti.

C’è da aggiungere che il suo ricordo, oltre alla “Scala”, ci viene anche conservato da un minerale, la mercallite (prodotta dell'attività fumarolica del Vesuvio e costituita da solfato acido di potassio). La sua eredità, oltre ai numerosi libri, articoli e rapporti di ricerca, ha anche dei componenti “materiali”, ben visibili nei copiosi reperti raccolti nel corso delle sue osservazioni: erano tanti da poterne fare un museo, ma ne ha sempre regalati alle varie scuole in cui insegnava e ai musei. Al Museo Civico di Storia Naturale di Milano, ad esempio, ha donato molti fossili tra i quali 23 nuove specie e due varietà plioceniche da lui scoperte nel territorio di Viterbo. Come pure una piccola bomba del Vesuvio che, nell'esplosione del 1900, gli era caduta addosso rovente bruciandogli il vestito.

Resta anche il ricordo di momenti difficili, di sospetti, critiche e persino diffide da parte di ambienti tradizionalisti. Il motivo erano le sue aperture all'evoluzionismo: per lui la teoria dell'evoluzione non era quella bestia nera che altri cattolici, meno preparati, demonizzavano. Alla pubblicazione di un opuscolo del gesuita Padre Bosisio, dove nella lettura dell'opera dei “sei giorni della Bibbia e del diluvio” si esigeva dai “buoni cristiani” un'adesione “letterale”, Mercalli replicava con un pamphlet nel quale sosteneva che la fede è un “rationabile osbequium” e richiamava l'incauto Padre a non voler abusare “scioccamente” degli antichi testi, per opporsi ai “trovati moderni” della scienza umana, come già avvertiva Sant'Agostino.



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