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PIANETI/ Vulcani anche su Mercurio? Ce lo dirà Bepi Colombo

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Mercurio e il Sole  Mercurio e il Sole

Il pianeta Mercurio è uno dei prossimi obiettivi di una missione spaziale planetaria europea, ma già ora le osservazioni ravvicinate della sonda Messanger della Nasa, stanno dando risultati che modificano l’immagine attuale del primo pianeta del sistema solare. È un’immagine che si basa in gran parte sulle osservazioni eseguite dalla sonda Mariner nel 1974-75, quando un incontro ravvicinato aveva permesso all’occhio curioso degli scienziati-esploratori di avere a disposizione un gran numero di fotografie scattate su una parte estesa della superficie planetaria.

L’esito di quel foto-reportage era stato di mostrare una superficie in qualche modo simile a quella lunare, quindi con pianure ricoperte di lava solidificata e altopiani pieni di crateri; tuttavia il contrasto tra pianure e rilievi è meno forte: le pianure non sono così scure come i “mari” della Luna e ci sono più crateri. Sopra questa superficie butterata e desolata non c’è neppure un’atmosfera, che non riuscirebbe a restare attratta data la piccola massa del pianeta. In compenso le condizioni climatiche sono estreme: la parte soleggiata può raggiungere i 420 °C, mentre sulle zone in ombra la temperatura può scendere fino a -180 °C.

Quindi niente turbolenze e niente cataclismi, niente vulcanismo attivo. Così si era sempre detto. Almeno prima che i dati raccolti dalla Messanger nel 2008 durante i suoi primi flyby (così si chiamano i sorvoli ravvicinati dei pianeti senza entrare in orbita) iniziassero a rivelare qualche sorpresa. Erano stati avvistati in superficie dei depositi di cenere piroclastica - i segni rivelatori di esplosioni vulcaniche – che costellavano le pianure mercuriane. Si trattava di un consistente indizio che a un certo punto della sua storia l’interno di Mercurio non era privo di sostanze volatili, come invece in un primo tempo si era ipotizzato. Sulla Terra, ad esempio, le esplosioni vulcaniche avvengono perché l'interno del nostro pianeta è ricco di sostanze volatili - acqua, anidride carbonica e altri composti con punto di ebollizione relativamente basso. Quando la lava risale dalle profondità verso la superficie, i composti volatili disciolti in essa cambiano fase passando da liquido a gas e di conseguenza espandendosi. La pressione di tale espansione può causare lo scoppio e la fratturazione della crosta. 

Ciò che le esplorazioni  del 2008 non erano riuscite a decifrare era il periodo nel quale potevano essersi verificate le esplosioni: non era chiaro se si è trattato di fenomeni accaduti nelle fasi iniziali della storia del pianeta oppure se Mercurio ha conservato al suo interno per più lungo tempo i suoi composti volatili. Una ricerca, i cui risultati stanno per essere pubblicati sul Journal of Geophysical Research: Planets, sembra far oscillare il pendolo verso la seconda ipotesi.



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