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BIOLOGIA/ Vita artificiale o solo (rilevanti) "variazioni sul tema"?

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Anche le ricadute pratiche potrebbero essere di grande rilievo, sebbene al momento sia prematuro fare previsioni al riguardo. In particolare, l’espansione della diversità di sequenza del DNA potrebbe portare ad una parallela espansione della diversità strutturale delle proteine in organismi ingegnerizzati, rendendo possibile produrre varianti proteiche che contengono un repertorio aggiuntivo di amminoacidi artificiali oltre ai 20 naturali. L’aspettativa è che proteine artificiali così prodotte possano sostenere nuove funzioni, ad esempio di interesse in campo biotecnologico.

Bisogna però osservare, a questo riguardo, che l’obiettivo richiederebbe una serie di interventi tecnologici sugli organismi, la cui complessità sarebbe tale da far impallidire l’impresa compiuta dai ricercatori della Scripps. Come minimo si tratterebbe di produrre un repertorio più o meno ampio di tRNA e di amminoacil-tRNA sintetasi artificiali. Complessivamente, tali molecole sono alla base del processo di sintesi proteica, in quanto consentono l’assemblaggio di un dato amminoacido nella proteina in via di sintesi nella giusta posizione della sequenza, grazie al corretto riconoscimento del corrispondente codone. Dunque bisognerebbe costruire nuovi organismi in grado di produrre autonomamente parecchi tRNA e amminoacil-tRNA attualmente non presenti nel repertorio naturale degli organismi. Si tratterebbe di un’impresa connotata da considerevolissime difficoltà pratiche e teoriche.

Al termine di queste considerazioni ci possiamo chiedere in che misura il lavoro descritto possa essere considerato un passo verso la vita artificiale, come annunciato da alcuni mezzi di informazione. Gli ulteriori sviluppi di queste ricerche potranno portare alla realizzazione di organismi (dapprima batterici o unicellulari) sempre più distanti nelle loro caratteristiche molecolari dai progenitori naturali e capaci di adempiere compiti biotecnologici sempre più sofisticati.

Ma sembra opportuno osservare che essi, per quanto diversi dai progenitori, non potranno che continuare a essere governati dalle leggi e dai meccanismi di base che caratterizzano gli organismi naturali, quali ad esempio il deposito di informazione nel DNA, le proteine come attuatori di quasi tutte le funzioni biologiche, determinati meccanismi di replicazione del DNA e delle cellule medesime, e via dicendo.

In altre parole, nuovi organismi, che peraltro già esistono in tutti i laboratori biotecnologici, non saranno altro che “variazioni sul tema” di quelli naturali. Parlare di vita artificiale in senso stretto (un concetto che peraltro gli autori del lavoro non menzionano affatto nel riportare i loro risultati) richiederebbe di progettare ex novo un sistema vivente, basato su nuove leggi e molecole completamente predefinite dall’uomo. Ciò sembra un obiettivo irrealizzabile, almeno allo stato attuale delle conoscenze.



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COMMENTI
12/05/2014 - Una prova indiretta... (Francesco Giuseppe Pianori)

E' una prova indiretta dell'esistenza di Dio e, soprattutto, dell'Incarnazione del Verbo di Dio con conseguente umanità e divinità di Gesù Cristo. Se infatti è possibile una vita diversa dalle 4 basi canoniche del DNA vuol dire che è possibile una generazione che non prevede l'intervento diretto del maschio (i.e. partenogenesi) ma di un altro attore (i.e. Spirito Santo). E' la categoria della possibilità. Il mondo non è deterministicamente fissato e, se è possibile per l'uomo (che è limitato e non crea nulla dal nulla, ma da già dato) agire in questo settore, a maggior ragione l'attore che ha dato il via a tutto. Una "variazione sul tema" fu già realizzata nel campo dell'esistenza di cose inanimate dal compianto Giulio Natta: il "polipropilene isotattico" ha rivoluzionato la nostra vita...