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INNOVAZIONE/ Chi raccoglierà la sfida delle KET (tecnologie abilitanti)?

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La ricerca italiana  La ricerca italiana

Ci sono tuttavia diversi livelli di maturazione e di sviluppo tra le KET: «Certo, nei documenti europei sono considerate insieme per indicare le caratteristiche generali cui abbiamo accennato; ma ci sono differenze: è evidente che la microelettronica e le stesse biotecnologie sono più mature. Però anche qui ci sono ampie possibilità di sviluppo e di novità. Nelle biotecnologie, ad esempio in Italia fino a qualche anno fa si parlava solo di quelle in campo farmaceutico; oggi stanno esplodendo quelle industriali e quelle che venivano considerate secondarie ora stanno diventando molto importanti». 

Il nuovo paradigma delle KET può avere effetti e ricadute ancor più vaste e pone alcune sfide a tutti gli attori coinvolti nel processo di sviluppo tecnologico. Viene sfidata la ricerca di base, chiamata «ad orientare le proprie attività lungo la catena del valore, tenendo conto delle potenzialità applicative e del livello di maturità tecnologica, oltre che delle esigenze e tempistiche dell’innovazione». 

Anche l’industria, afferma il professor Ugo, deve essere pronta a sostenere investimenti di medio-lungo periodo, pur se non strettamente collegati con il core business. E devono raccogliere la sfida le istituzioni e gli organismi pubblici che finanziano la ricerca, impegnandosi a «definire chiaramente le priorità, a favorire sinergie e a guidare il coordinamento delle azioni di supporto europeo e nazionale allo sviluppo e all’utilizzo delle KET come uno dei fattori chiave per la crescita della competitività della nostra industria».

Questo riferimento alle sinergie consente al presidente dell’Airi di rimarcare un punto che gli sta a cuore: «Bisogna capire che la novità delle KET è data soprattutto dalla possibilità di metterle insieme in un processo innovativo. Facciamo un esempio: la domotica e in particolare l’illuminazione. Nelle nuove apparecchiature sono coinvolti i LED, e quindi la fotonica, la microelettronica per i sistemi di comando e controllo, i sistemi di produzione avanzati, i nuovi materiali ….; è il pacchetto di KET che produce la novità, la soluzione innovativa. All’Airi non ci stanchiamo di dirlo alle aziende: non c’è bisogno che facciate tutto con una sola KET, prendete pezzi di novità da varie KET e integrateli per costruire nuove tecnologie. Questo tra l’altro esalta la creatività e le potenzialità innovative, così ben distribuite in Italia».

Per tutto ciò il fattore determinante è la rete, è la capacità di raccordare e far cooperare tanti soggetti. Ma chi può favorire questo approccio a rete? «Qui le nostre strutture industriali devono darsi una mossa (e alcune lo stanno già facendo); ma anche alcune istituzioni e alcuni enti, penso al Cnr o all’Enea, potrebbero giocare un ruolo prezioso».



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