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LO STUDIO/ L’impatto della Fisica sull’economia italiana.

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La conclusione è che, malgrado i settori “physics based” abbiano subito una flessione durante il periodo della recessione, con la perdita di circa 114.000 posti di lavoro fra il 2008 e il 2011, per contro hanno aumentato la loro produttività,  mettendo in luce che ogni addetto ad esso contribuisce maggiormente in termini di GVA all’economia italiana.

Dal punto di vista politico è evidente che conviene al governo italiano investire nella ricerca in fisica, perché tale investimento, con i dovuti tempi, porta più redditività e quindi anche più tasse per lo Stato. L’investimento in quello che viene chiamato STEM (Scienza, Tecnologia e Matematica) è cruciale per l’economia dei paesi industrializzati e ciò suggerisce che i governi che non investono in esso producono un’erosione alla propria economia.

Come fisico che ha lavorato per più di  55 anni nella ricerca in fisica e che ha seguito molti laureandi e dottoranti di ricerca, posso dire che negli ultimi anni tutti i nostri migliori laureati trovano molto facilmente posti all’estero. Io ad esempio ho ex-allievi che lavorano a Princeton, nelle Università parigine, in altre Università Americane e tedesche, ove sono molto apprezzati; molti di essi sarebbero stati interessati a rimanere in Italia, dove però da qualche anno non ci sono più posizioni per ricercatore sia nell’Università sia negli enti di ricerca. Questa circostanza è tutta in perdita per l’economia italiana perché si fa uno sforzo, anche finanziario, per formare i giovani e i frutti vengono raccolti da altri paesi.

Il rammarico diventa ancora maggiore leggendo questo studio, dal quale si evince che la ricerca in Fisica in Italia, che è stata sempre, e lo è ancora adesso, alla pari con qualunque paese estero, contribuisce in modo rilevante all’economia italiana. 



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