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PLANETOLOGIA/ Strumenti made in Italy in viaggio nel Sistema Solare (e oltre)

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La missione Rosetta  La missione Rosetta

Possiamo dire che le più ambiziose sono: per quanto riguarda l’ESA, la missione Rosetta che nel prossimo autunno avrà un incontro ravvicinato con la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko: mentre per la Nasa, direi la missione Cassini che ha come scopo lo studio di Saturno e del suo sistema di satelliti ed anelli con particolare riguardo al satellite Titano. In entrambi i casi l’Italia partecipa con un ruolo rilevante. Su Rosetta ci sono due strumenti con italiani come PI: sull’orbiter c’è VIRTIS (Visual InfraRed and Thermal Imaging Spectrometer), per il quale dopo la scomparsa della Coradini ho assunto la funzione di PI; e c’è GIADA (Grain Impact Analyser and Dust Accumulator) il cui PI è Alessandra Rotundi dell’Università "Parthenope" di Napoli. C’è anche la WAC (Wide Angle Camera), del professor Cesare Barbieri dell’università di Padova, che fa parte di OSIRIS lo strumento principale della missione per la raccolta delle immagini della cometa.

 

E su Cassini?

Anche questa è una missione molto ambiziosa, giunta al quattordicesimo anno di vita operativa, con 11 strumenti a bordo: in accordo con la NASA, l’Italia ha sviluppato l'antenna ad alto guadagno con incorporata un'antenna a basso guadagno (che assicurano le telecomunicazioni con la Terra), lo spettrometro VIMS, il sottosistema di radioscienza (RSIS) e il Radar. Quest’ultimo ha permesso di osservare la superficie di Titano, forando il denso strato di nubi che lo ricopre. La RSIS ha ottenuto significativi risultati osservando Encelado, un satellite di Saturno che mostra dei gayser nel polo Sud quindi una sorprendente attività vulcanica con espulsione di gas misti a grani di ghiaccio: misurando l’effetto gravitazionale di Encelado su Cassini in orbita attorno a Saturno, si è determinata la presenza di un oceano di grandi dimensioni alcuni chilometri sotto la superficie del satellite.

 

Torniamo a Rosetta. Ci parli del suo strumento, Virtis.

La missione Rosetta si è già distinta per i fly-by (cioè l’affiancamento) di due asteroidi: Steins (2008) e Lutetia (2010). Ma il punto culminante del suo volo sarà quando si avvicinerà a poche decine di chilometri alla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, per fare osservazioni dettagliate della superficie con strumenti italiani come il nostro spettrometro. VIRTIS è diviso in due parti: un primo spettrometro a immagine dedicato allo studio del nucleo e un secondo ad alta risoluzione, per l’identificazione delle molecole nella chioma. Tra gli obiettivi di VIRTIS c’è la mappatura della composizione del nucleo, dove verranno analizzate le abbondanze dei ghiacci (di acqua ma anche di anidride carbonica) e dei composti organici (metanolo, metano, etano ecc.). Poiché VIRTIS è anche sensibile alla radiazione termica potremo anche misurare la temperatura della superficie, realizzando delle mappe delle proprietà termiche, particolarmente preziose per investigare gli strati sub superficiali del nucleo cometario. Per quanto riguarda la coda della cometa, VIRTIS permetterà di studiare la composizione delle molecole e dei grani di polvere trasportati dai gas nel processo di espulsione dal nucleo ed i processi dinamici presenti all’interno di questa esosfera.

 

Qual è la tempistica dell’avvicinamento a Rosetta?



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