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PLANETOLOGIA/ Strumenti made in Italy in viaggio nel Sistema Solare (e oltre)

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La missione Rosetta  La missione Rosetta
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Dalla seconda metà di luglio inizierà l’osservazione per la mappatura di tutta la superficie; per poi arrivare a metà novembre al momento più emozionante: all’atterraggio del lander Philae sulla superficie della cometa. Anche Philae ha una parte italiana che è il drill, il trapano che permetterà di perforare per 30 cm la superficie cometaria , raccogliere campione e distribuirli agli altri strumenti di analisi. Le mappe di composizione e temperatura di cui ho parlato verranno anche usate per ottimizzare la scelta del sito di atterraggio del lander.

 

Agli occhi dell’opinione pubblica sembra che la vostra attenzione principale sia rivolta agli esopianeti più che al nostro sistema solare: è così?

Posso dire che le due cose vanno di pari passo. Finora ci siamo confrontati col nostro sistema solare, che è uno e particolare. Ora abbiamo anche la possibilità di studiare una grande varietà di sistemi extrasolari intorno ad altre stelle. Al momento, una buona parte delle ricerche è indirizzata a capire come si forma un sistema solare come il nostro; per questo servono sia le analisi sugli altri sistemi sia gli studi più dettagliati del nostro. Missioni come Rosetta, ma anche altre, sono fondamentali per avanzare nelle conoscenze circa la formazione di un sistema solare; e le ultime scoperte su alcuni satelliti dei nostri pianeti giganti ci fanno capire che c’è ancora molto da studiare all’interno del sistema. D’altra parte, circa i sistemi extrasolari, c’è uno stretto collegamento con le ricerche di astrofisica: i sistemi solari sono un “sottoprodotto” della formazione stellare, quindi studiando la nascita e l’evoluzione delle stelle si arriva ben presto esplorare i meccanismi di formazione planetaria.



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