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INFORMATICA/ Google premia chi tratta i Big Data con strutture "succinte"

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Google Focused Research Award Award  Google Focused Research Award Award

È il primo gruppo di italiani che riceve il prestigioso (e cospicuo) Google Focused Research Award Award, un finanziamento da un milione di dollari per ricerche informatiche volte a sviluppare strutture dati “succinte”, che permettono forte riduzione di spazio e funzionalità addizionali rispetto alle strutture standard.

Il premio ha come titolo "Big Data and Web Algorithmics” e il team di ricerca premiato comprende Paolo Boldi e Sebastiano Vigna, del LAW - Laboratorio di Algoritmica per il Web dell’Università Statale di Milano, e Alessandro Panconesi, Flavio Chierichetti, Aris Anagnostopoulos, Stefano Leonardi di Informatica e Ingegneria Informatica all’Università di Roma La Sapienza.

Il professor Vigna, spiegando a Ilsussidiario.net l’obiettivo delle ricerche premiate da Google, chiarisce subito che «l’ambito è quello, oggi in forte espansione, dei Big Data cioè quelle grandi moli di dati che viaggiano sul Cloud e che richiedono trattamenti particolari». Gli informatici di Milano e Roma saranno supportati dal colosso di Mountain View nello studio e nello sviluppo di strutture dati “succinte”, con una velocità uguale a quelle usuali ma che  permettono una forte riduzione di spazio utilizzato e funzionalità addizionali rispetto a quelle standard.

Con strutture dati ci si riferisce a quelle contenute dentro un motore di ricerca: «qualunque cosa ci sia dentro un motore di ricerca è rappresentata da una struttura dati: sono quelle che in pratica permettono di memorizzare i dati degli utenti e utilizzarle per le ricerche. Pensiamo all’indice del motore di ricerca di Google: c’è una struttura dati che permette di fare l’operazione che tutti noi facciamo frequentemente, cioè digitare una parola e avere come risposta dal sistema tutte le pagine web che la contengono».

Il problema nasce con i Big Data e la parte specifica del lavoro del gruppo di Milano consiste nel trovare strutture dati che siano molto veloci e occupino poco posto in memoria: a queste strutture dati viene attribuito il termine tecnico “succinte”. Sono ricerche molto recenti, perché riguardano appunto i Big Data che fino a poco tempo fa  non c’erano; d’altra parte per queste ingenti quantità di dati non sono adatti gli algoritmi tradizionali. 

Che fosse possibile creare strutture con queste proprietà è noto dagli anni '70, ma ci sono stati solo esempi isolati fino alla fine degli anni '80, quando le strutture dati succinte hanno cominciato a essere sviluppate in modo più organico, pur rimanendo, più che altro, una curiosità accademica. Da pochi anni a questa parte queste strutture sono diventate competitive in efficienza con quelle tradizionali e stanno cominciando a essere utilizzate in produzione (uno dei primi casi è quello di GraphSearch di Facebook). 

«Noi già stavamo lavorando su questo tipo di strutture da diversi anni, nell’ambito dell’area di ricerca individuabile come “Algoritmi e strutture dati”. Ora però queste strutture non sono più solo una curiosità accademica ma una realtà in via di sviluppo, alla luce anche del grande interesse dimostrato da parte di aziende come Google».



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