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AERONAUTICA/ Decollo e atterraggio sono normali, ma il volo è ipersonico

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velivolo ipersonico (Infophoto)  velivolo ipersonico (Infophoto)
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Quali sono i principali avanzamenti tecnologici, nel campo dei materiali, che favoriscono lo sviluppo di questi velivoli?

Le ricerche e le prove sui materiali si concentrano prevalentemente sulla capacità di resistenza alle alte temperature. Con l’aumento della velocità in effetti il problema principale è costituito dall’innalzamento termico, soprattutto delle parti frontali: dobbiamo prendere in considerazione temperature dell’ordine dei 500 gradi e anche di più. È quello che aveva già rappresentato un problema critico nelle prime missioni spaziali al loro rientro nell’atmosfera; e infatti qui le nostre ricerche si sovrappongono con quelle in atto da tempo in campo spaziale. Si stanno studiando materiali compositi e leghe speciali in grado di resistere a simili shock termici; e ci sono anche soluzioni integrative, attualmente in fase di verifica, date da sistemi di raffreddamento interni al velivolo.

Quali sono i principali programmi europei e internazionali sull’Hypersonic flight?

È difficile indicare uno o più programmi prioritari nell’ambito del volo ipersonico; anche per via delle sovrapposizioni, prima accennate, con altri programmi di più ampio spettro come quelli legati al rientro in atmosfera delle navicelle spaziali o quelli relativi ai collegamenti con la Stazione Spaziale Internazionale. In questo senso, i progetti che potrebbero dare maggior impulso nel nostro settore li vedo nella citata IXV, che dovrebbe dare un notevole contributo nella verifica dei due requisiti prima indicati della manovrabilità e controllabilità.

Bisogna anche dire che in questo campo i programmi non possono che essere sovranazionali; e, nel caso dell’Europa, sono stati fatti notevoli investimenti nel programma Horizon 2020 che hanno dato particolare spinta al settore. Interessante è anche la collaborazione dell’Europa col Giappone che sta conducendo una approfondita ricerca sulla propulsione ibrida.

Per quanto riguarda l’Italia, posso dire che ci stiamo collocando molto bene nella ricerca di base che in quella applicata.



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