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NANOMEDICINA/ Un nuovo agente di contrasto super-fluorurato migliorerà la Risonanza Magnetica

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Struttura ai Raggi X di PERFECTA  Struttura ai Raggi X di PERFECTA

Voi invece avete pensato di ricorrere al fluoro, perché?

A differenza di quanto accade per l’idrogeno, nel nostro organismo non abbiamo atomi di fluoro, se non un fluoro inorganico che si trova a livello dei denti e delle ossa (ecco perché assumiamo fluoro per rinforzare i denti). Quindi facendo una risonanza magnetica nucleare incentrata sul nucleo del fluoro il nostro organismo appare nero; allora, se iniettiamo un agente di contrasto a base di fluoro otterremo un’immagine brillante sullo sfondo scuro.

 

A che risultati siete arrivati?

C’è l’opportunità di combinare la risonanza magnetica tradizionale con questa nuova al fluoro; le due modalità devono andare insieme, perché forniscono informazioni complementari e quindi danno analisi sempre più sensibili. Fin dal 1995 i ricercatori avevano iniziato a lavorare su questo tema e dopo continui raffinamenti si era arrivati a utilizzare due tipi di molecole adatte allo scopo. La nostra è un po’ come la terza generazione di molecole che presenta il vantaggio di una maggior efficacia rispetto alle due precedenti. Nel nostro gruppo ci stiamo lavorando da un po’ di tempo, circa cinque anni, nei quali abbiamo sviluppato due progetti di ricerca, uno finanziato dalla Fondazione Cariplo e uno dal Ministero della Salute e alla fine siamo arrivati a una molecola estremamente performante.

 

Per quali possibili applicazioni?

Ci possono essere diverse modalità di applicazione. La cosa sorprendente è che dopo la pubblicazione dell’articolo sulla rivista dell’ACS siamo subito stati contattati da sei gruppi internazionali interessati a studiare tutte le possibilità applicative del nuovo mezzo di contrasto attraverso risonanza al fluoro. Si può pensare di utilizzarlo, ad esempio, per analisi su un tessuto tumorale per avere una visualizzazione ottimale; oppure di “etichettare” con questo agente di contrasto delle cellule come quelle dendritiche, del sistema immunitario, iniettarle in un organismo e studiare come migrano ad esempio nei linfonodi, ottenendo così un efficace monitoraggio del sistema immunitario. 



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