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BIOLOGIA/ Scogliere coralline caraibiche a rischio: sono già ridotte a un sesto

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Barriera corallina  Barriera corallina
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Innanzitutto hanno da un lato spazzato via e dall’altro confermato alcune idee che gli ecologi si erano fatte. Il postulato che gli ecosistemi più complessi e diversificati siano anche i più stabili e resistenti non sembra reggere di fronte ai dati. Le scogliere coralline sono, assieme alle foreste pluviali, gli ecosistemi più ricchi di specie al mondo e nonostante ciò sembrano estremamente sensibili sia a cambiamenti chimico-fisici dell’ambiente, sia a interazioni biologiche, sia ad attività umane. D’altra parte alcune sequenze di eventi che seguono uno schema rigido di causa-effetto (- ricci = + alghe = - coralli) sembrano esempi estratti da un libro di ecologia e confermano le previsioni formulate dagli esperti che, talvolta, abbiamo guardato con un certo senso di sospettosa sufficienza.

Secondariamente ci stanno dimostrando che i cambiamenti globali hanno un effetto molto rapido sugli ecosistemi. Tutti noi avremmo immaginato un ecosistema marino che cambia lentamente mentre possiamo apprezzare gli effetti dei cambiamenti nel breve lasso di tempo della nostra vita professionale.

In ogni caso, l’attuale situazione consente di realizzare il sogno di ogni paleoecologo: poter studiare in diretta l’ambiente marino durante un periodo di cambiamento delle condizioni climatiche. Le morie e le misteriose malattie delle scogliere coralline hanno mutato radicalmente, in tempi brevissimi, l’aspetto dei fondali intertropicali. Fenomeni più lenti sono costantemente in atto e contribuiscono a modificazioni che interessano le biocenosi a tutti i livelli. Abbiamo raccolto una serie di dati significativi sulle biocenosi legate ai fondali ma non sappiamo quasi nulla di eventuali variazioni nelle comunità planctoniche. Quello che è certo è che la vita negli strati profondi dipende strettamente dall’attività di questo gruppo di organismi che quindi potrebbero condizionare l’ecologia dell’oceano fino alle sue più remote profondità. 

Dal punto di vista della ricerca di base la sfida è straordinaria e costituirà il lavoro per molti anni a venire: capire le conseguenze di un riscaldamento planetario su una delle comunità più biodiversificate del globo. Abbiamo bisogno di una nuova generazione di ricercatori che siano in grado di raccogliere la sfida con i mezzi concettuali e tecnici adeguati. 



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