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DIBATTITI/ I megatelescopi mettono a fuoco un grande desiderio

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Una seconda risposta è che la ricerca in astronomia ci permette di capire di più noi stessi e l’Universo in cui viviamo. Questa posizione mi sembra più corrispondente alla effettiva ricerca di molti scienziati. Io, ad esempio, studio la presenza d’acqua nelle zone in cui si formano i pianeti. La mia ricerca è connessa al capire i processi che hanno permesso di avere acqua su un pianeta come la Terra, e può quindi considerarsi legata ad una questione vitale anche per un carpentiere.

Eppure, anche quando il metodo scientifico riesce a svelare qualcosa di interessante sull’uomo e sul mondo, non ne sa cogliere proprio gli aspetti più essenziali. Trattando d’acqua, si può infatti dimostrare con un conto semplicissimo che mio figlio ne é costituito in gran parte. Eppure, la scienza non sa spiegare nulla del mistero del suo essere nato ed esistere. Sebbene dunque queste due risposte diano un contributo a livelli diversi al problema posto dalla domanda, credo che entrambe ne restino alla superficie. Non si tratta semplicemente di dover convincere altri a riguardo di un giusto utilizzo di soldi delle tasse. Se nel rispondere, lo scienziato non affronta per sé la domanda “vale veramente la pena spendere la mia vita per la ricerca?”, io credo che si perda il cuore del problema.

Giungere a un’intuizione della risposta per me ha richiesto un cammino di maturazione di anni. E per spiegarmi, non posso che riproporre il cammino stesso che ho fatto io, anche se molto in breve. Non sono nato con il chiodo fisso dell’astronomia, e ricordo bene l’istante in cui ho deciso di avventurarmi in questa strada. Durante una lezione in università ho visto la fotografia di un gruppo di telescopi alle Hawaii, bianchi occhi giganti puntati al cielo dalla cima di un vulcano a 4200 metri. Ricordo confusamente quell’immagine e, più chiaramente, un pensiero: “io lì ci devo andare”. Mi folgorava l’idea che se qualcuno aveva intrapreso l’immenso sforzo di costruire quei giganti in un posto così remoto, doveva esserci stato un motivo altrettanto grande.

Da quel momento non mi ha più abbandonato un’attrazione per i telescopi e per la loro storia, che mi ha portato ad un’intuizione semplice ma definitiva. A partire dalle prime osservazioni di Galileo nel 1600, che si costruì un rudimentale cannocchiale con lenti di pochi centimetri, passando poi da Herschel e Lord Rosse nel 1700-1800 (per citarne solo alcuni), che fecero costruire telescopi da 1-2 metri di diametro sostenuti da impressionanti strutture di 20 metri prima in legno poi in pietra, per arrivare fino ai grandi telescopi del 1900, tra cui spicca l’Hale Telescope da 5 metri in California, c’é un filo che lega la loro storia.



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