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DIBATTITI/ I megatelescopi mettono a fuoco un grande desiderio

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Dietro ad ogni telescopio c’era un uomo, e secolo dopo secolo i telescopi diventavano più grandi perché questi uomini non erano mai soddisfatti delle dimensioni raggiunte. Volevano di più, volevano vedere più a fondo nel cielo, quel che raggiungevano non bastava mai. Queste caratteristiche parlano inequivocabilmente di una cosa: il desiderio. Il cuore della storia dei telescopi é una proiezione del desiderio dell’uomo lungo la storia. E penso che non sia casuale che gli uomini non abbiano trovato una parola più adeguata di “desiderio” (dal latino de - sidera, cioè “dalle stelle”, “dai cieli”) per dare un nome a questa strana voce che ci troviamo nel cuore fin dalla nascita.

Perché dunque fare astronomia con tutto quello che comporta di investimenti e di energie umane? Semplicemente perché desideriamo. Perché abbiamo dentro di noi un innato legame con il cielo e le stelle, un infinito desiderio e un desiderio dell’infinito. E perché siamo stati fatti per cercarne la risposta. Così l’astronomia ci ricorda anche oggi che l’uomo é fatto per un “oltre”, per qualcosa che sfugge alle leggi del mercato nei cui termini è sì inutile. L’uomo è uno strano animale, per usare parole di Chesterton nel suo Everlasting Man, che certo dipende dalle necessità primarie come il nutrirsi, al pari degli altri animali. Eppure, non basta all’uomo mantenere le sue funzioni vitali e sopravvivere. L’uomo desidera vivere, e vivere appieno. Anche in momenti in cui la soddisfazione dei bisogni primari é drammaticamente limitata, l’uomo sa che c’é qualcosa di più importante ed è capace di gesti inspiegabili in cui afferma questo “altro”.

C’é una frase suggestiva di tutto ciò che ho detto, una frase che ho letto anni fa e che mi ha accompagnato fin qui. Viene da Citadelle, scritto da A. de Saint-Exupéry. Dice all’incirca così: “quando vuoi costruire una nave, non cominciare dal raccogliere il legno, tagliarlo in tavole, e dall’assegnare compiti e lavori; piuttosto risveglia nel cuore degli uomini il desiderio del mare ampio e infinito”. Tuttora, non trovo parole più adeguate per cercare di esprimere ciò che mi ha portato e mi tiene in astronomia.

E il carpentiere? Da allora siamo diventati grandi amici.



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