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GEOFISICA/ La scoperta dell'acqua piovana migliaia di metri sottoterra

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Monte Cook, Alpi Neozelandesi Meridionali  Monte Cook, Alpi Neozelandesi Meridionali

Passato il temporale, l’acqua caduta come pioggia, può infiltrarsi nei suoli permeabili, accumularsi e scorrere nelle falde acquifere sotterranee. Se trova terreni poco permeabili, invece, può defluire verso il reticolo idrografico che la raccoglie e la porta verso un bacino collettore che può essere un lago, il mare o l’oceano. Nel frattempo, una certa quantità d’acqua ritorna nell’atmosfera sotto forma di vapore. Questo, a grandi linee è il ciclo dell’acqua, insegnato già a partire dalle scuole primarie e che interessa solo le prime centinaia di metri del sottosuolo.

Lo schema del ciclo dell’acqua deve però essere aggiornato, proprio nella parte che riguarda il coinvolgimento della Terra. In realtà, l’acqua meteorica si può infiltrare per parecchi chilometri in profondità dentro la crosta. È il risultato di una ricerca pubblicata su Earth and Planetary Science Letters da parte di un gruppo di ricercatori britannici e neozelandesi (Catriona Dorothy Menzies et al.).

Questo studio si basa su campioni di fratture riempite da quarzo che si trovano in scisti e gneiss, rocce metamorfiche deformate, affioranti nelle Alpi Neozelandesi Meridionali. In quest’area, la collisione tra il margine della placca Australiana con quella Pacifica ha provocato la crescita repentina delle Alpi Neozelandesi, con cime che superano i 3000 m. Grazie allo scontro dei continenti e all’intensa attività erosiva, lungo i fianchi di questa catena montuosa affiorano rocce che invece prima risiedevano a diverse profondità nella crosta terrestre e che ora possono essere studiate in affioramento, campionate e infine analizzate in laboratorio.

L’origine dei minerali lungo fratture e faglie è spesso connessa alla precipitazione da fluidi ricchi di ioni in soluzione, come confermato da osservazioni petrografiche fatte su sezioni sottili di roccia. L’esiguo spessore di circa 30 micrometri delle sezioni sottili le rende trasparenti alla luce e osservabili con un semplice microscopio ottico a trasmissione. In questo modo è possibile esaminare minuscole quantità di fluido e/o vapore, le inclusioni fluide, intrappolate nei minerali durante la loro crescita. Lo studio petrografico, sebbene molto importante, non riesce a dare informazioni sull’origine dei fluidi che attraversano le fratture.



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