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EBOLA/ 660 morti, è allarme epidemia: come riconoscere il virus?

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L’ epidemia del virus Ebola più vasta e consistente registrata nella storia non dà, purtroppo, alcun segno di volersi fermare. E’ di sabato 26 luglio 2014 la notizia di un’altra vittima liberiana, che porta il conto a 660 morti in tutto negli ultimi mesi: il volto di quest’ultima persona deceduta corrisponde a quello di un uomo di 40 anni, funzionario del governo liberiano, che era appena sbarcato nello stato della Nigeria. Il quarantenne è deceduto nella città di Lagos e il suo è il primo caso documentato con prove certe, al di fuori delle tre nazioni che finora ne erano state interessate -Guinea, Liberia e Sierra Nevada - di decesso per il virus dell’Ebola nella nazione nigeriana. Il virus dell’Ebola è stato isolato nel 1976, in due zone geograficamente separate: una corrisponde alla Repubblica Democratica del Congo, vicino al fiume Ebola, da cui il virus ha preso il nome; mentre invece l’altra a un’area del Sudan. Ci sono state, da allora, svariate epidemie, tra cui ricordiamo in particolare quella dell’anno 2007 che ha fatto 103 vittime nella Repubblica Democratica del Congo: ma mai nessuna dal carattere così aggressivo e che si è estesa in un’area dell’Africa occidentale tanto grande. Tutti i giornali e i quotidiani parlano di emergenza sanitaria: cerchiamo di capire come il virus dell’Ebola agisce, quali sono i rischi e quali le migliori tecniche per prevenire questa malattia così mortale. Innanzitutto, bisogna comprendere la metodologia di trasmissione di questa malattia che, come ricorda la World Health Organization, ha un tasso di mortalità pari al 90%; per comprendere come mai questo virus così letale tenda a diffondersi e infettare persone specialmente nei paesi Africani. La via di trasmissione più comune sono dei vettori, ovvero degli altri esseri animati in grado di trasportare il virus e “passarlo” ad un individuo: parliamo, nel caso del virus Ebola, di fluidi e secrezioni organiche derivanti da animali infetti come i gorilla, le scimmie, le antilopi della foresta, gli scimpanzé e anche i pericolosissimi pipistrelli della frutta, che spesso sono ritratti appesi a caschi di frutta, in grado quindi di inquinare il cibo che poi potrebbe essere ingerito senza che siano prese le dovute precauzioni igieniche. E’ molto più facile, purtroppo, che la combinazione animali esotici e scarse condizioni igienico-alimentari sia riscontrata nel continente africano, che non in Europa: proprio per questo i casi nel nostro paese sono rarissimi. L’obiezione più comune che si potrebbe contrapporre davanti a questi fatti è rappresentata, naturalmente, dai turisti e dai migranti che si spostano da un paese all’altro e che quindi sono in grado di far uscire il virus dal bacino ristretto dove l’infezione è partita: infatti, uno dei vettori di trasmissione può essere l’uomo stesso, in grado di trasmettere la patologia tramite qualsiasi scambio di fluidi organici, quindi con lo scambio di siringhe infette, piuttosto che con un rapporto sessuale non protetto.



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