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NEUROSCIENZE/Parte da Milano la sfida alla complessità del sistema nervoso

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Sono sei quindi le aree di ricerca: Molecular and Cellular Neuroscience, Clinical Neuroscience, Cognitive and Behavioral Neuroscience, Computational and Systems Neuroscience, Neuroimaging and Methodological Research, Biotechnologies and Nanomedicine. Accanto alla ricerca, c’è anche l’attività di didattica, con la promozione della formazione di alto livello sempre nell’ambito delle neuroscienze. Al Centro milanese afferiscono attualmente il Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze, il Dipartimento di Chirurgia e Medicina Traslazionale; il Dipartimento di Economia, Metodi Quantitativi e Strategie di Impresa; il Dipartimento di Fisica “G. Occhialini”; il Dipartimento di Informatica, Sistemistica e Comunicazione; il Dipartimento di Psicologia e il Dipartimento di Scienze della Salute.

Un bell’insieme di realtà diverse da coordinare e far operare insieme: non è un’impresa troppo difficile? «Il metodo per attuare una collaborazione proficua – osserva Ferrarese - parte anzitutto dall’interazione tra i vari attori della ricerca, con un forte impegno alla conoscenza reciproca, a comunicare quello che ciascun gruppo realizza. Ciò può portare ad attuare delle sinergie che sicuramente giovano all’avanzare della ricerca. Le differenze di linguaggi, di metodi, di esperienze possono rappresentare una difficoltà o un ostacolo al lavoro multidisciplinare ma si superano col confronto stretto, con la conoscenza e con la messa in comune delle rispettive competenze».

C’è da aggiungere che l’azione di NeuroMi non si limiterà a un coordinamento di realtà e programmi dei singoli gruppi ma proporrà anche progetti propri: «Il centro è un po’ al di sopra dei singoli dipartimenti e il valore aggiunto è quello di poter mettere insieme diverse competenze per raggiungere una strategia comune, anche confrontandoci con le realtà esterne alla Bicocca, con altre università e altri enti che si occupano di questi ricerche».

Fa un certo effetto trovare discipline come la fisica o l’informatica all’interno di questo “sistema” coordinato da Ferrarese; ma lui stesso precisa che non si tratta di aspetti marginali o puramente “strumentali”: «Sono fondamentali, come si può vedere da una prima rassegna di lavori presentati in questa occasione. Ad esempio la fisica consente di sviluppare tecniche di imaging molto raffinate, per studiare sempre più da vicino e in tempo reale i processi cerebrali. L’informatica permette di estrarre preziose informazioni da queste piattaforme tecnologiche avanzate, quelle che elaborano i cosiddetti Big Data, e quindi consente di analizzare tutta una serie di dati che sarebbe estremamente difficile analizzare singolarmente ma che risultano decisivi per sperare di comprendere certi meccanismi del sistema nervoso».



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