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PLANETOLOGIA/ Il difficile e nebuloso cammino per diventare Pianeta

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Elaborazione grafica di Kepler-62f, una superTerra a 1200 anni luce da noi, nella costellazione della Lira (credit: NASA Ames/JPL-Caltech)  Elaborazione grafica di Kepler-62f, una superTerra a 1200 anni luce da noi, nella costellazione della Lira (credit: NASA Ames/JPL-Caltech)

I problemi sono cominciati con la scoperta dei sistemi planetari attorno ad altre stelle, i cosiddetti esopianeti, da tempo immaginati e ipotizzati ma rilevati con evidenza certa a partire dal 1995. La stranezza, ad esempio, dell’esopianeta 51 Pegasi b sconvolgeva gli schemi dei planetologi: il pianeta mostrava una massa 150 volte maggiore di quella terrestre (e quasi la metà di Giove) e ciò lo collocava nel gruppo dei pianeti giganti che dovrebbero stare su orbite più esterne; tuttavia, la sua orbita era a una distanza dalla stella di appena 7,5 milioni di km, quasi un decimo di quella di Mercurio dal Sole: a quella distanza, la temperatura del gas del disco protoplanetario durante la fase di formazione poteva toccare i 2000 kelvin, evidentemente incompatibile con la presenza di sostanze ghiacciate. Un pianeta così, e gli altri simili, hanno richiesto una nuova classificazione, che li definisce come del tipo Hot Jupiter, Giove bollente.

La Finkbeiner cita altri esopianeti “strani”: come WASP-7b, che orbita attorno ai poli della stella invece che all’equatore; o HD 80606b la cui orbita è fortemente ellittica; o ancora HAT-P-7b, il cui verso di rotazione è opposto a quello della stella. 

Poi è arrivato il satellite Kepler, lanciato dalla Nasa nel marzo 2009 e dedicato proprio alla ricerca di pianeti extrasolari, che, nonostante l’incidente dello scorso anno, continua la sua missione accumulando scoperte. L’archivio online del Nasa Exoplanet Science Institute elenca 1737 pianeti confermati, indicando per ciascuno il metodo della scoperta, i dati orbitali e una serie di altre misure; lo stesso sito contiene un database con 4234 candidati nuovi pianeti. Molti dei pianeti riconosciuti mostrano delle stranezze rispetto al modello standard e gli scienziati di Kepler li hanno raggruppati in tre tipologie: hot Jupiter, pianeti giganti eccentrici e superTerre. C’è quindi il difficile compito di trovare un nuovo modello di formazione planetaria che tenga conto di questa varietà e diversità.

Le idee non mancano. Per spiegare gli hot Jupiter si pensa a un movimento a spirale che porta il proto pianeta verso la stella e poi a un certo punto si interrompe lasciandolo a orbitare vicino al centro, mentre la sua forte attrazione gravitazionale impedisce la fuga dei gas. 



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