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PROTEZIONE AMBIENTALE/ L’algoritmo che sfida le frane e le alluvioni

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«Il nostro sistema è stato applicato praticamente in tutto il mondo. Naturalmente, l’algoritmo non funziona con la stessa efficacia in tutte le aree geografiche. Ad esempio non può dare risultati accettabili in zone desertiche o in altre come le foreste pluviali o le grandi catene montuose: il sistema infatti è strettamente connesso con la stima del contenuto d’acqua del suolo quindi, laddove questa stima risulta difficile o poco praticabile, anche l’algoritmo non dà risultati utili»

L’attività di Brocca e colleghi non si ferma a questi primi successi. Stanno infatti seguendo da vicino le possibilità aperte dai nuovi satelliti ambientali lanciati anche recentemente dalle agenzie spaziali: come la missione Global Precipitation Measurement (GPM). La GPM è stata avviata dalla Nasa nel febbraio scorso e si avvale di una costellazione di satelliti per una serie di obiettivi scientifici quali: lo studio del ciclo dell’acqua, la microfisica delle precipitazioni, i processi atmosferici a grande scala, gli eventi estremi e altri ancora.

«La nostra prossima attività si concentrerà nello sviluppo di tutte le possibilità di integrazione della nostra tecnica con gli altri sistemi. Pensiamo di riuscire a dimostrare che in tal modo si ottengono risultati migliori e sempre più affidabili che consentano di quantificare con maggior precisione l’entità delle piogge e ridurre il rischio di frane e alluvioni».

Un ulteriore step sarà quello di rendere i risultati sempre più adatti a quello che è l’obiettivo dell’Istituto del Cnr dove opera Brocca, che è la protezione idrogeologica quindi la ricerca per la prevenzione delle piene e delle frane. «Quindi il lavoro consisterà nell’utilizzare i dati ricavati dal nostro sistema integrato con il satellite inserendoli nei vari modelli idrogeologici messi a punto appositamente per la previsione di fenomeni di piena e di eventi come le frane».  



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