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TECNOLOGIE/ Come lanciare in orbita un'intera (mini)fabbrica

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Stampante 3d  Stampante 3d
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La soluzione trovata al JPL, in collaborazione con gli scienziati dei materiali della Pennsylvania State University, ha preso spunto da una speciale tecnica già impiegata nella preparazione del rover Curiosity che è atterrato su Marte nel 2012. Ne è nato un progetto per ottenere che una stampante 3D potesse operare con leghe di più metalli, permettendo la transizione continua da una lega all’altra. Il processo standard di una 3D Printer è stato modificato in modo da consentire di cambiare costantemente la composizione dei materiali, cambiando il mix delle polveri durante la stampa. Nelle nuova tecnica gli strati di metallo vengono depositati su una barra rotante ma la transizione dei metalli avviene dall’interno verso l’esterno e non aggiungendo gli strati uno sull’altro dal basso verso l'alto. Un laser provvede a fondere la polvere metallica per creare gli strati. Leghe di questo tipo, dette a gradiente, erano già state realizzate in via sperimentale; ma quello del JPL è il loro primo utilizzo pratico nella fabbricazione di oggetti. La tecnica sembra funzionare, e apre la strada allo studio di una vasta gamma di potenziali leghe; promettendo grandi risultati non solo per l’industria spaziale ma anche per quelle “terrestri”, come l’automotive o l’aeronautica.



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