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MEETING 2014/ 2. Quando Oriana Fallaci indossava la tuta spaziale

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Oriana Fallaci (Immagine d'archivio)  Oriana Fallaci (Immagine d'archivio)

La lettura del libro Se il Sole muore di Oriana Fallaci è un interessante avviamento alla visita a una delle mostre del prossimo Meeting, la mostra Explorers curata dall’Associazione Euresis. Il libro, pubblicato nel 1965, è un ampio reportage di due lunghi viaggi compiuti dall’autrice in Usa, nei luoghi dove si preparava la missione per lo sbarco sulla Luna, programmata per la fine del decennio a partire dal vigoroso discorso di Kennedy al Congresso nel 1961.

Molti temi e descrizioni di personaggi contenuti in queste pagine poi si ritroveranno nel più celebre best seller Quel giorno sulla Luna scritto dalla Fallaci dopo il memorabile allunaggio, a seguito dell’esperienza vissuta come inviata speciale de L’Europeo nel centro della Nasa a Houston e nella base di Cape Kennedy. Ma in questo libro di cinque anni prima c’è tutta la novità dell’esplorazione di un territorio fino ad allora sconosciuto, popolato da personaggi a diversi livelli implicati nella corsa allo spazio.

Nella mostra Explorers una prima parte è dedicata proprio alla “Race to Space”, dove vengono rivissuti i tentativi dei pionieri del volo spaziale e vengono descritti successi e insuccessi dei programmi che hanno animato, per un ventennio, una accesa competizione tra statunitensi e sovietici. Il libro della Fallaci ci presenta il lato americano della gara; ma le domande che lo percorrono riguardano l’intera impresa spaziale e si sporgono oltre la prima grande tappa della conquista della Luna raggiunta nel luglio del 1969. 

Sono le domande sulle motivazioni profonde di un progetto del genere, innescate dalle affermazioni perentorie del padre dell’autrice, al quale il libro è dedicato, strenuo sostenitore dell’inutilità dell’operazione: «La sola idea mi riempie di grande fastidio. Andar sulla Luna, a che serve. Gli uomini avranno sempre gli stessi problemi, sulla Terra come sulla Luna; saranno sempre malati e cattivi, sulla Terra come sulla Luna. E poi mi si dice che sulla Luna non vi sono mari né fiumi né pesci, non vi sono boschi né campi né uccelli: non potrei nemmeno andarci a caccia o a pescare». Tra l’altro, uno degli accorgimenti narrativi più indovinati del libro è l’interlocuzione diretta di Oriana col padre - al quale lei si rivolge continuamente come “papà” - che fa da contrappunto coinvolgente dei momenti più intensi del racconto e crea una suggestiva tensione tra passato e futuro, tra richiami storici dell’infanzia dell’autrice e fughe in avanti fantascientifiche.

A sottendere tutte le domande che la Fallaci rivolge a tutti quelli che incontra, non solo agli astronauti, sono gli interrogativi di fondo, che riguardano l’uomo, le sue relazioni con gli altri, il valore del suo fare, il senso di iniziative rischiose. Sono interrogativi di questo tipo che animano la curiosità per i tanti aspetti innovativi e per problemi nuovi che un’impresa come il viaggio sulla Luna comporta. 



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