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MEETING 2014/ Benvenuti (astrofisico): esplorare lo spazio per comprendere l’uomo

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Benvenuti sottolinea che Usa, Russia ed Europa sono su posizioni più realistiche e, consapevoli delle proprie capacità tecnologiche, cercano di ottenerne il massimo ritorno. Lo dimostrano iniziative come quelle della rete GPS europea e dei sistemi satellitari di monitoraggio ambientale, dove le tecnologie spaziali vengono impiegati per una pluralità di scopi.

Torniamo a “Explorers” ed entriamo nella sezione della mostra dedicata, non senza effetti speciali, alla esplorazione diretta delle due mete da sempre perseguite da scienziati, poeti e visionari: la Luna e Marte. Il nostro interlocutore non può trattenersi dal ricordo personale di quel luglio 1969 quando, giovane laureando in fisica, non aveva perso un minuto dei servizi radio-televisivi culminati con la posa della prima impronta di Armstrong sul suolo lunare; sono stati eventi che hanno sicuramente influenzato anche la sua nascente carriera scientifica. «Ripensando agli aspetti tecnici dell’impresa e ragionando col senno di poi, se guardiamo ai rischi che si sono assunti gli americani per portare l’uomo sulla Luna, possiamo ben dire che oggi non li correrebbero più».

Adesso però si parla tanto di inviare equipaggi umani su Marte; forse però con aspettative eccessive, trascurando qualche fattore non irrilevante. «Mi sembra che ci sia un’eccessiva fiducia nella realizzabilità dell’operazione. Il problema fondamentale a mio avviso è la durata del viaggio, che è troppo lunga: ci vogliono circa sei mesi, durante i quali gli eventuale viaggiatori si troverebbero esposti alla radiazione cosmica senza difese e ne assorbirebbero dosi praticamente letali. Inoltre sappiamo già che la permanenza prolungata nello spazio, oltre a indurre problemi di osteoporosi, riduce in modo rilevante la nostra capacità muscolare: basta guardare i video del ritorno a Terra degli astronauti dopo una lunga permanenza sulla ISS. All’arrivo su Marte quindi, un astronauta avrebbe notevoli difficoltà di adattamento, considerando anche le inusuali condizioni ambientali».

Tra le nuove tecnologie che andrebbero sviluppate per affrontare questi problemi, Benvenuti cita i sistemi di propulsione, come quelli al plasma o la propulsione elettrica; e anche i sistemi di protezione dai raggi cosmici, realizzati avvolgendo le astronavi in una sorta di bottiglia magnetica. «Sono soluzioni tecnicamente non impossibili. Del resto il rivelatore AMS, attualmente sulla ISS per dare la caccia all’antimateria, non è altro che un grosso magnete. Il punto è che quelle bottiglie magnetiche non sono mai state costruite e per ora sono solo un’idea».



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