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MEETING 2014/ Benvenuti (astrofisico): esplorare lo spazio per comprendere l’uomo

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Oltre alla Luna e a Marte, un programma spaziale che è un po’ il simbolo dell’audacia esplorativa umana è la missione Voyager, che nel 1977 ha inviato due sonde una delle quali ha già oltrepassato il confine della Eliosfera, cioè l’area di influenza del Sole e sta ancora trasmettendo dati mentre si inoltra nel mezzo interstellare. È stato proprio il Voyager, il cui modello campeggia al centro del percorso espositivo, a offrire le suggestioni che hanno guidato i curatori della mostra Explorers. «È stata una grande impresa anche semplicemente immaginare, decenni fa, di lanciare una navicella che avrebbe proseguito il suo viaggio verso l’esterno del sistema solare; ed è impressionante constatare che i suoi strumenti di bordo continuano a funzionare a dovere».

Il Voyager ha anche un’altra componente altamente suggestiva: a bordo è stato posto un disco d’oro con inciso un messaggio che presenta l’umanità a un’ipotetica civiltà aliena. Il contenuto del messaggio ha sollevato allora, ma ripropone anche a noi oggi, il problema di cosa raccontare di noi a qualcuno di cui non sappiamo nulla; questo ci spinge a riflettere su quali sono i fattori che definiscono davvero la nostra umanità e, anche se non dovessimo mai incontrare nessun altro nelle profondità dello spazio, è comunque una provocazione a guardare anzitutto a noi stessi in modo più vero e consapevole; come aveva affermato l’ideatore del disco, Carl Sagan, in una citazione riportata nella mostra:”Siamo un modo per il Cosmo di conoscere se stesso”.

A partire da queste riflessioni, Benvenuti si misura con l’interrogativo che sottende tutto il percorso della mostra: perché si esplora? cosa si cerca nell’esplorazione? «L’esplorazione in sé è un’esigenza primordiale dell’essere umano. In questo momento, per quanto riguarda l’esplorazione dello spazio, la ricerca è focalizzata sulla ricerca di possibili forme di vita nel sistema solare e al di fuori di esso. La ragione principale di questo rinnovato interesse è la scoperta, peraltro relativamente recente, che quasi tutte le stelle ospitano dei sistemi planetari e ciò significa avere a disposizione miliardi di miliardi di pianeti candidati alla presenza della vita. Ciò ha rilanciato la domanda cruciale, cioè se il fenomeno vita è un fatto generale che avviene in tutto l’universo o se è accaduto unicamente sulla Terra. Un interrogativo la cui risposta ha, evidentemente, delle enormi conseguenze anche filosofiche e teologiche».

Questo riferimento collega nuovamente la mostra all’attualità. Benvenuti condivide la grande aspettativa, che non è solo degli astrofisici, per la missione Rosetta, che proprio in questi giorni è entrata nella fasi decisive che la porteranno a incontrare direttamente la cometa Churyumov-Gerasimenko: «perché le comete sono la parte più antica di un sistema planetario e mantengono nei loro nuclei le informazioni sulle molecole che si sono formate nel mezzo interstellare; capire se queste molecole sono quelle destinate a diventare i mattoni per costruire le molecole prebiotiche è una domanda affascinante. Speriamo che la missione Rosetta riesca a darci qualche risposta».

 



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