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L'INTERVISTA/ Yves Coppens: Homo Sapiens, cioè responsabile (da subito)

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Il paleontologo Yves Coppens (Immagine d'archivio)  Il paleontologo Yves Coppens (Immagine d'archivio)

Come ho detto, Homo Sapiens non si è fermato in Africa, anzi, si è messo in moto molto presto. Ed è arrivato dapprima in Asia e poi in Europa. Verso 1,5 milioni di anni fa lo troviamo in Italia meridionale, in Puglia, e verso 1,2 milioni di anni fa lo troviamo in Spagna, poi in Francia centrale. Poi è successo che è rimasto isolato a causa delle glaciazioni e ciò ha prodotto quella che si chiama una deriva genetica, che ha portato ai Neandertal e all'Uomo di Heidelberg. 

 

Fino a che punto la paleoantropologia è riuscita a ricostruire la vita quotidiana e anche l'universo mentale e spirituale dei nostri primi antenati?

Noi paleontologi abbiamo pochi reperti su cui basare le nostre ricostruzioni. Possiamo risalire alla disposizione delle abitazioni, ai luoghi dove si radunavano, al regime alimentare. Quello che mi colpisce però è che se esaminiamo l'intero percorso evolutivo dell'uomo, da circa 3 milioni di anni fa ad oggi, troviamo che non c'è discontinuità; o, come io amo dire: l'uomo è pienamente uomo da quando ha iniziato a essere uomo. Tutte le dimensioni che caratterizzano l'essere uomo sono presenti dall'inizio, non appena il cervello ha raggiunto un certo livello di complessità: la dimensione tecnologica, quella intellettuale, quella estetica, quella etica, quella spirituale. Certo, hanno poi registrato un processo di miglioramento; ma erano tutte presenti e operanti da subito. 

 

Lei a Rimini parlerà del fascino della ricerca che porta gli scienziati a occuparsi del particolare per essere rilanciati verso la totalità: quando e come i nostri antenati hanno iniziato a sperimentare il passaggio dal particolare al tutto?

Penso che anche queste due attitudini siano state presenti fin dai primi passi dell'uomo. L'espansione dell'uomo sul Pianeta, di cui ho parlato prima, sta a dimostrare la tendenza a partire dal particolare per muoversi in tutte le direzioni, per dilatare a dismisura la propria presa sulla realtà. Anche le tipiche espressioni umane testimoniano questa tendenza: parlare, pensare, scambiare idee. Sono i caratteri peculiari della noosfera, di cui ha parlato Teilhard de Chardin; che sono pienamente sviluppati nell'Homo Sapiens e che si sintetizzano nelle domande che animano ancora tutti noi oggi: chi siamo, qual è la nostra natura, dove andiamo, qual è il significato della nostra esistenza. Sono interrogativi che ci fanno capire dove sta il nucleo dell'animo umano e che mi piace indicare nella parola responsabilità. 

 

(Mario Gargantini)




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