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NEUROLOGIA/ Per la riabilitazione motoria basterà indossare le “scarpe che suonano”

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Anche i giovani campioni di skateboard possono dare il loro contributo alla ricerca scientifica e finire nel titolo di un articolo su una rivista internazionale: come è capitato a un gruppo di skaters professionisti soggetti di un esperimento realizzato dal laboratorio Azione – Percezione dell’Università di Verona. L’esperimento era alla base dello studio condotto da un team composto da Ivan Camponogara, Stefano Papetti, Davide Rocchesso e Federico Fontana sotto la guida di Paola Cesari; i suoi risultati sono stati presentati in un recente articolo sulla rivista scientifica PlosOne.

Il tema è quello del rapporto fra suono e azione nel cervello umano. Di solito quando sentiamo un suono o un rumore riusciamo a riconoscere l’azione corrispondente; ad esempio, dal particolare “rumore di passi” sappiamo che una persona sta camminando, saltando o salendo le scale. Come avviene questo processo di trasduzione dai suoni alle azioni? Una risposta viene proprio dallo studio dell’equipe Dipartimento di Scienze Neurologiche e del Movimento dell’ateneo veronese; come ha raccontato a ilsussidiario.net la professoressa Cesari.

 

Qual era l’obiettivo della vostra ricerca?

Il nostro obiettivo era di trovare una correlazione, nel comportamento umano, tra il suono e l’azione; cioè capire come i suoni riescono a evocare nel nostro cervello dei pattern (schemi, modelli) di azioni uguali a quelli che si formerebbero se l’azione si eseguisse veramente. Volevamo in sostanza verificare l’ipotesi che la percezione di un suono prodotto da un gesto crei nel cervello una simulazione interna dell’azione attraverso l’attivazione subliminale delle sinergie neuromotorie che si attiverebbero nel compimento di un’azione reale. L’aspetto interessante di questa ipotesi  è che il riconoscimento di un gesto, di un suono, di un’immagine, non sia una operazione prettamente cognitiva ma possa assumere caratteri di tipo motorio.



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