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ASTRONOMIA/ Per qualche anno-luce in più

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Pleiadi  Pleiadi

Lavorando insieme, questi telescopi sono l'equivalente di un telescopio delle dimensioni della Terra; danno quindi la possibilità di effettuare misure di posizione estremamente accurate: per farsene un’idea, potrebbero permetterci di leggere un giornale posto su un terrazzo di Los Angeles stando a New York. Per calcolare le distanze stellari, il VLBA ricorre a una tecnica tradizionale dell’astronomia, nota fin dall’antichità e basata semplicemente sulla trigonometria: è la misura dell’angolo di parallasse dal quale si vede un oggetto celeste spostandosi in punti diametralmente opposti lungo l’orbita terrestre.

Il responso, pubblicato su Science, è chiaro e nettamente contrario a Hipparcos: la distanza delle Pleiadi è di 443 anni luce, registrati con un’accuratezza entro l'uno per cento. Un motivo di sollievo per gli astronomi, perché su quel valore tradizionale della distanza delle sette sorelle

Resterebbe da capire il perché dell’insuccesso di Hipparcos; che peraltro aveva svolto egregiamente la sua missione misurando con precisione le distanze di 118.000 stelle; al momento gli scienziati non sanno darne una spiegazione convincente. Ci sarà però la possibilità di una controprova grazie a un altro veicolo spaziale, Gaia, lanciato nel dicembre del 2013, che utilizzerà una tecnologia simile a quella di Hipparcos per misurare le distanze di circa un miliardo di stelle: le misure saranno poi sottoposte al controllo incrociato dato da grandi sistemi di radio-telescopi.

Possiamo solo immaginare come avrebbe reagito Galileo in una situazione del genere: si sarebbe probabilmente buttato nella mischia e avrebbe detto la sua. Nel 1609 si è potuto limitare a disegnare le Pleiadi nel Sidereus Nuncius, ad osservare che “la settima non appare quasi mai” e a registrarne altre 36.



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