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METEOROLOGIA/ Dalla Liguria al Nord-Est: piogge estreme sotto osservazione

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Effettuando simulazioni numeriche per mezzo di modelli di previsione meteorologica, si è cercato quindi di discriminare eventi in cui le precipitazioni più intense e durature si registrano sui monti (come nel caso dell'alluvione di Vicenza causata dall'esondazione del fiume Bacchiglione nell'autunno 2010) rispetto ad altri in cui le precipitazioni, a carattere temporalesco, stazionano sulle pianure e sulle coste sopravvento ad essa (come avvenuto il 26 settembre 2007 , con massimi di 300 mm in poche ore nella zona di Mestre e conseguenti importanti allagamenti ).

In tutti gli eventi analizzati si è osservata l'interazione tra un flusso sciroccale di aria umida e mite proveniente dall'Adriatico con una massa di aria più fredda (e quindi più densa) presente sulla pianura veneta, bloccata dalla catena alpina. Inizialmente si è cercato di ricondurre la differenza nell'evoluzione tra i due tipi di eventi ai valori del numero di Froude, parametro fluidodinamico che esprime il rapporto tra l'energia cinetica del flusso incidente e la sua capacità di sollevarsi oltre l'ostacolo montuoso.

Si è visto però che la realtà dei casi è più complicata e altri fattori sono venuti a galla. Infatti, nella zona di convergenza tra le due masse d'aria il flusso incidente proveniente dal mare viene sollevato sopra lo strato più denso (che quindi si può considerare come una “montagna efficace”); a questo punto il comportamento del flusso incidente dipende soprattutto dalle sue caratteristiche di stabilità. Infatti, nei casi in cui questo iniziale sollevamento è sufficiente per innescare il rilascio di instabilità e la genesi di celle temporalesche, l'evoluzione conseguente vede la persistenza dell'attività convettiva in questa zona di convergenza, con forti temporali stazionari su pianure e coste.

Al contrario, se le correnti sciroccali hanno bisogno di essere portate a quote superiori per poter rilasciare l'instabilità, esse scorrono sopra lo strato più denso senza innescare particolari fenomeni, erodendolo gradualmente e scaricando sulla barriera alpina importanti quantità di precipitazione.

Da questa breve spiegazione si intuisce come sia necessario analizzare in profondità le proprietà termodinamiche dei flussi coinvolti. L'importanza di analisi come quella appena descritta inoltre supera i singoli casi. Ad esempio, anche la Liguria è nota per numerose recenti alluvioni e anche in quei casi le precipitazioni più intense sono avvenute sulla zona di convergenza tra aria umida e mite proveniente dal Mediterraneo e aria più fredda in uscita dalla Pianura Padana.

È evidente quindi quanto possa essere importante prevedere correttamente la zona in cui questa convergenza può trovarsi (Genova o Cinque Terre, per restare agli ultimi eventi). In quest'ottica, anche i numerosi eventi intensi registrati quest'estate potranno aiutarci a capire in maniera più esauriente la dinamica dell'interazione tra l'orografia e le diverse masse d'aria, in modo da poter descrivere sempre meglio i fenomeni ad essa correlati.



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