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BIOSCIENZE/ Carica il farmaco sulle staminali (mesenchimali), al rilascio ci pensano le microvescicole

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La ricerca appena pubblicata apre un nuovo campo di indagine riguardante le funzioni cellulari di base (bio-farmaco-tossicologiche) e interessanti prospettive relativamente all'uso di cellule e di loro prodotti (microvescicole) per il trasporto e il rilascio di farmaci in applicazioni cliniche. Pessina sottolinea che «il dispositivo cellula-farmaco può essere preparato mediante procedure semplici e poco costose, senza alcuna manipolazione di tipo genetico e ciò riduce o elimina del tutto i rischi correlati alla manipolazione di geni: in questo modo la cellula caricata del farmaco può essere usata come "veicolo" fisiologico all'interno dello stesso organismo».

Ma qual è l'importanza della liberazione del farmaco in microvescicole? «Il fatto importante è che in futuro si potrebbero anche produrre in vitro microvescicole contenenti il farmaco attivate per specifici tipi di tumore. Ciò potrà rendere più selettiva e mirata la terapia e permetterà di preparare anche microvescicole quasi personalizzate. In particolare queste potrebbero essere usate per portare il farmaco e concentrarlo in distretti anatomici difficili da raggiungere».

È opportuno sottolineare che non si tratta ancora di una terapia disponibile nella pratica clinica quotidiana; ma il risultato raggiunto dal team milanese-perugino rappresenta una indubbia novità. C'è da aggiungere che la scoperta offre anche altre prospettive terapeutiche oltre a quelle evidenziate dallo studio in ambito oncologico. «Sono sviluppi molto probabili - osserva Pessina - ma che dipenderanno dalla aumentata conoscenza della biologia di queste cellule e dalla verifica di quali altre cellule hanno questa capacità. Nostri studi preliminari ci fanno pensare che molte altre popolazioni cellulari si comportano nello stesso modo. Forse ancora più interessante sarà capire il ruolo che hanno le cellule staminali mesenchimali durante i trattamenti farmacologici tradizionali (per esempio nel sequestrare i farmaci) aprendo anche un nuovo orizzonte agli studi di farmacocinetica».

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