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ASTRONOMIA/ Il telescopio Hubble assiste in prima fila ai fuochi d’artificio lanciati dal centro della Via Lattea

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Le Fermi Bubbles nel centro della Via Lattea (NASA, ESA, and A. Feild -STScI-)  Le Fermi Bubbles nel centro della Via Lattea (NASA, ESA, and A. Feild -STScI-)

Le Fermi Bubbles inizialmente sono state avvistate con telescopio spaziale Fermi della Nasa, che osserva il cosmo nei raggi Gamma. Poi però, per avere maggiori informazioni circa i deflussi gassosi, Fox ha utilizzato il Cosmic Origins Spectrograph (COS) di Hubble per catturare la luce ultravioletta di un quasar distante che si trova dietro alle bolle. Nella luce che attraversa il lobo superiore sono impresse preziose informazioni sulla velocità, la composizione e la temperatura del gas in espansione all'interno della bolla, che solo COS può fornire.

Le osservazioni tramite COS hanno anche misurato per la prima volta la composizione del materiale presente nelle nubi gassose: sono stati rilevati silicio, carbonio e alluminio, segnalando in tal modo che la nube si è arricchita degli elementi pesanti prodotti all'interno delle stelle e quindi rappresenta i resti fossili di un processo di formazione stellare.

Questo presentato al meeting della AAS è il primo risultato in un’indagine su 20 quasar distanti la cui luce passa attraverso il gas dentro o appena fuori le Fermi Bubbles. Si delineano così a poco a poco anche gli scenari che possono spiegare la causa della primordiale esplosione e della proiezione di materiale osservata. Sono due le ipotesi per le possibili origini dei lobi bipolari. La prima è quella di una tempestosa nascita di stelle al centro della Via Lattea, con la produzione di supernovae che soffiano fuori il gas. L’altro scenario è quello di una stella o di un gruppo di stelle che precipitano nel supermassiccio buco nero presente nel nucleo galattico; quando ciò accade, il gas surriscaldato dalle esplosioni dei buchi neri viene eruttato nello spazio profondo.

Perché le bolle sono di breve durata rispetto all'età della nostra galassia, si può ipotizzare che questo sia un fenomeno che si ripete nella storia della Via Lattea. Qualunque sia l’elemento scatenante, è probabile che il fenomeno sia episodico e che forse si verifichi solo quando il buco nero inghiotte una certa dose di materia: «Sembra che questi getti siano un incidente di percorso: i fenomeni si possono essere ripetuti e noi abbiamo catturato solo il più recente».

Venti galattici sono comuni in galassie con intensa formazione stellare, come in M82, la cosiddetta galassia sigaro, che sta producendo intensamente stelle nel suo nucleo. «Sembra esserci un legame tra la quantità di formazione stellare e la produzione o meno dei getti di gas. Anche se la Via Lattea nel suo complesso attualmente produce un numero modesto di una-due stelle all'anno, vi è un'alta attività di formazione stellare vicino al suo nucleo».

La ricerca di Fox e colleghi è appena agli inizi: «nelle prossime fasi del programma – conclude Fox - completeremo l’analisi dell’intero campione dei 20 quasar e potremmo essere in grado di rilevare i resti fossili delle esplosioni precedenti. L'analisi ci fornirà indicazioni circa la quantità di massa espulsa; potremo quindi mettere in relazione la massa con le velocità per determinare la quantità di energia necessaria per generare l'esplosione e possibilmente comprendere l'origine dell'evento esplosivo».



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