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SPAZIO/ Progettata al Politecnico di Milano la missione cargo che "scivolerà" su Marte

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Immagine di Marte  Immagine di Marte

Un secondo vantaggio è la sicurezza nell’arrivo: trattandosi di un arrivo a più bassa velocità, ci permette di orbitare attorno a Marte in modo naturale per molti giorni potendo così stabilizzare in modo più sicuro la traiettoria. Nell’approccio patched-conics invece l’avvicinamento a Marte avviene su un’iperbole, è molto veloce e c’è un solo punto per chiudere l’orbita, nel pericentro della curva: se per caso qualcosa va storto in quel punto, il satellite vola via, facendo un flyby del Pianeta e decretando il fallimento della missione». 

Il terzo punto, che ha certamente impressionato favorevolmente i tecnici della Nasa, riguarda i costi, «che sono inferiori in termini di massa di propellente necessario ad effettuare il trasferimento. Ciò può essere sfruttato per lanciare una massa più ridotta, con conseguente risparmio in termini economici; oppure per imbarcare più strumenti a parità di massa lanciata, con conseguente massimizzazione del ritorno scientifico della missione. Secondo i nostri calcoli, il costo è inferiore quando si arriva a orbite molto grandi, quindi con raggi oltre i 20-30mila chilometri. Ciò non va bene per missioni con equipaggi umani, ma va benissimo per tutte le missioni di tipo cargo. C’è infatti da considerare un “effetto collaterale” della cattura balistica, cioè il fattore tempo che è di qualche centinaio di giorni più lungo rispetto all’altro metodo; questo è l’unico elemento non vantaggioso, che però incide meno nel caso dei voli cargo o di missioni robotizzate».

Finora la cattura balistica è stata provata in una missione lunare, negli anni ’90 quando si trattava di salvare il satellite Hiten, anche se con un meccanismo un po’ diverso. Su Marte non si pensava di poterla applicare in modo utile per qualche missione e invece il “lavoro certosino” di ricerca e di simulazioni numeriche dei due ingegneri ha mostrato che ci sono orbite di questo tipo adatte anche per missioni marziane. Il prossimo passo per renderle operative sarà di progettare l’intero “sistema spaziale”, cioè l’insieme di orbita, satellite, apparecchiature e software, che potrà essere confrontato con quelli utilizzati finora per scegliere la configurazione ottimale.

E per altre missioni interplanetarie? Topputo conferma che qualcuno sta già lavorando per valutare la fattibilità della cattura balistica su Mercurio e comunque si presterebbe per i viaggi su Venere a anche sulle lune di Giove; è meno adatta invece per i pianeti esterni, dove si porrebbero problemi di tempi: «infatti la scala temporale alla quale si manifesta questo fenomeno è funzione del periodo dei pianeti attorno al Sole e, si sa, da Giove in avanti il moto planetario è più lento e la cattura richiederebbe tempo troppo lunghi per essere applicabile utilmente».



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