BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

PRIMO PIANO/ Scienziati superstar: dal cinema ai dibattiti teologici

Pubblicazione:

Stephen Hawking  Stephen Hawking
<< Prima pagina

Qui si potrebbe pensare che il regista immagini il suo pubblico formato dai 10 milioni di lettori del libro Breve storia del tempo. Dal big bang ai buchi neri (1988); che tuttavia non è così divulgativo come sembra: tanto che nel 1992, dopo la produzione del film-documentario sul libro, Hawking ha sentito il bisogno di scrivere il saggio illustrato Come leggere dal big bang ai buchi neri, ammettendo che i milioni di lettori “forse non hanno capito tutto quello che hanno letto: se così fosse, sarebbero pronti per un corso universitario di fisica teorica”.

Dunque, il film non è fatto per spiegare le teorie cosmologiche; come non lo è per approfondire il dibattito filosofico sull’esistenza di Dio. Peccato però che al pubblico resteranno in mente i passaggi nei quali l’alternativa “o la fisica o Dio” sembra ovvia e naturale. Le poche battute non consentono di trattare un argomento così impegnativo, che non sopporta soluzioni sbrigative; soprattutto non consentono di cogliere l’utilizzo riduttivo di alcuni concetti (Dio, creazione …) e i salti di livello di certe argomentazioni, quando si passa dalle domande alle quali la fisica può dare risposte (descrivendo l’evoluzione dell’universo) a quelle relative al passaggio dal nulla all’esistenza di qualcosa; è un limite epistemologico peraltro presente anche nello stesso libro.

C’è comunque, in queste parti del film, una battuta che merita di essere salvata: quando, poco dopo averlo conosciuto, Jane – seguace della Chiesa di Inghilterra - chiede a Stephen perché non creda in Dio, lui risponde che “un fisico non può permettere che i suoi calcoli vengano confusi dalla fede in un creatore soprannaturale”; al che Jane prontamente e argutamente ribatte: “sembra più un argomento contro i fisici che contro Dio”.

Vogliamo in ogni caso riconoscere il merito, sia di questo che del film su Turing, di aver posto, anche in modo emotivamente forte, il tema della scienza come esperienza umana: la scienza non è l’insieme delle leggi e teorie ma è fatta da uomini ed è cosa da uomini, che vivono in un dato contesto, hanno una loro storia, una loro visione del mondo. Forse possiamo aggiungere che se il tema è posto, non si può dire che sia svolto fino in fondo. In ciò sceneggiatori e regista scontano la visione culturale dominante che fa fatica a concepire i due termini, scienza e vita, in unità: c’è alla base un dualismo, che rende difficile mostrare come la vita, come l’esperienza personale possa contribuire al cammino della scienza e viceversa.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.