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INNOVAZIONI/ Grazie al Wi-Fi i semafori (virtuali) li vedremo sul cruscotto

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Semafori virtuali  Semafori virtuali

La tecnologia utilizzata è un insieme di hardware e di software: in realtà l’hardware è di quelli che si possono acquistare facilmente e gli ingegneri dell’IEIIT non hanno dovuto fare particolari elaborazioni; «il nostro contributi principale è stato di agire sugli algoritmi, capire quali erano i limiti della tecnologia wireless che stavamo considerando e quindi implementare concretamente l’algoritmo ottimizzato». 

Il lavoro è stato completato con lo svolgimento di alcuni test, in una misura compatibilmente con le disponibilità economiche di un finanziamento che non era molto elevato. «Abbiamo condotto delle prove in ambito “protetto”, nell’area del campus qui a Bologna, e abbiamo fatto anche qualche test in strada. Tutti con esito positivo. Trattandosi di una prima realizzazione del software, con incroci non protetti, con presenza di più veicoli (4 – 5 auto), possiamo dire che tutto ha funzionato a dovere». 

Un’analisi accurata degli strumenti disponibili e degli scenari applicativi porta a sottolineare la necessità di tener conto di alcuni limiti: «se in condizioni normali le auto, grazie alle apparecchiatura wireless di cui sono dotate, possono dialogare tra loro tranquillamente, in certe situazioni, ad esempio in presenza di ostacoli molto grandi, come edifici molto alti, nascono dei vincoli al corretto funzionamento del sistema. In casi simili, suggeriamo di sfruttare la presenza di un lampione per installarvi la stessa tecnologia, così che possa reinstradare il segnale da auto a auto».

Di fronte a tutte queste possibilità, c’è qualche interesse da parte delle case costruttrici automobilistiche? Un primo segnale forte di interesse è già stato riscontrato dal gruppo di Bologna nel corso del progetto, per il cui sviluppo ha fattivamente collaborato col Centro Ricerche Fiat. Zanella però guarda avanti: «Intanto va detto che molto probabilmente nei prossimi anni le auto saranno tutte equipaggiate con tecnologia wireless, secondo lo standard Wi-Fi, l’IEEE 802.11p che anche noi abbiamo utilizzato; sarà una dotazione di serie, come il navigatore o il lettore di CD. Questo certamente può aprire la strada per sviluppare tutta una varietà di applicazioni che si basano su quella tecnologia. La case automobilistiche sono certamente interessate però sono sempre molto prudenti e prima di inserire una nuova caratteristica ci pensano due volte». 

Le prospettive che si aprono vanno anche al di là degli incroci cittadini. Il pensiero corre facilmente a quanto si racconta sulle possibilità della vettura che si guida da sola: i big dell’auto sono tutti lanciati in progetti del genere e ci si è messa anche Google con la sua Google car. «Sì, oltre a queste, che più colpiscono l’opinione pubblica, ci sono parecchie sperimentazioni che stanno verificando la possibilità di avere veicoli a guida automatica in aree controllate, come i vari tipi di veicoli che si muovono negli aeroporti. In tali casi, un sistema come il nostro può essere di valido ausilio e di supporto per flotte di veicoli automatici». 



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