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INNOVAZIONI/ Grazie al Wi-Fi i semafori (virtuali) li vedremo sul cruscotto

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Semafori virtuali  Semafori virtuali

Si chiama Greenlight ed è uno dei progetti del programma "Next Generation Car2X" supportato dall’European EIC ICT Labs: l'obiettivo è di sfruttare soluzioni commerciali a basso costo di comunicazioni wireless tra veicoli (V2V) per implementare algoritmi in grado di assistere il conducente nel risolvere le priorità tra vetture in prossimità di incroci privi di semafori. Il risultato della ricerca, condotta presso l’Istituto di elettronica e di ingegneria dell'informazione e delle telecomunicazioni (IEIIT) nella sede di Bologna, ha prodotto quelli che si possono, con espressione efficace, definire Semafori Virtuali.

Sicurezza stradale e gestione del traffico rappresentano importanti problematiche per le società moderne. Il Global status report on road safety 2013 riporta un numero di morti per incidenti stradali nel mondo pari a 1.24 milioni all’anno, gran parte dei quali avviene in corrispondenza degli incroci. Oltre a questo, la gestione degli incroci ha un impatto rilevante anche sulla creazione di code ed ingorghi nelle nostre città. Nonostante ciò, la percentuale di incroci controllati da impianti semaforici è inevitabilmente limitata per motivi di costo (sia di installazione che di manutenzione). Inoltre, gli incroci controllati da semafori presentano spesso inefficienze a causa delle impostazioni fisse o lentamente variabili. 

Gli avanzamenti tecnologici nel campo delle comunicazioni wireless permettono oggi un approccio radicalmente diverso a questo problema, come ha spiegato a ilsussidiario.net il coordinatore del progetto, Alberto Zanella dell’IEIIT. Utilizzando sistemi di localizzazione precisi e sistemi di comunicazione wireless efficienti è possibile che i veicoli interagiscano direttamente, scambiandosi informazioni riguardo la propria posizione e coordinando una gestione degli incroci autonoma e in sicurezza. Grazie alla tecnologia wireless e all’uso del GPS, ogni veicolo conosce la propria posizione e la comunica agli altri veicoli in avvicinamento allo stesso incrocio; ciascun veicolo esegue quindi l’algoritmo autonomamente e si coordina con gli altri per concordare le priorità di attraversamento dell’incrocio. Alla fine, un semaforo virtuale verde o rosso viene mostrato al guidatore sul suo cruscotto.

«La nostra ricerca nasce dall’idea di fornire una sorta di concept delle possibili applicazioni che si possono sviluppare quando si mette della tecnologia wireless all’interno di un autoveicolo. Che cosa abbiamo fatto? Abbiamo provare a vedere se una determinata applicazione, come quella dei semafori virtuali, poteva essere implementabile a costi non particolarmente elevati , utilizzando tecnologie già esistenti, quindi moderne ma disponibili in commercio a prezzi non superiori a qualche centinaio di euro. Tra tutte le possibili applicazioni relative al tema sicurezza in ambito urbano, quella dei semafori virtuali ci è sembrata interessante, più vicina alle possibilità di implementazione ed efficace per far comprendere le potenzialità della tecnologia».

Ma i semafori virtuali sono una possibile alternativa ai normali semafori? Non proprio, dice Zanella. «Un’applicazioni come questa – e ci sono altri studi sul tema in altri Paesi -  è pensata per gli incroci dove per motivi di economicità o altro non è possibile collocare un semaforo. In tali situazioni, si è cercato di dimostrare che l’uso di questa tecnologia consente di risolvere i problemi di viabilità e di ridurre il rischio di incidenti».



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