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ROBOTICA/ Metta (IIT): la robotica sta cambiando, ce lo dice iCub

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L'Internet of Everything Italian Forum  L'Internet of Everything Italian Forum

Peraltro oggi anche nell’industria si parta di robot come co-worker, cioè come aiutante che opera mescolandosi e affiancandosi agli umani. Ne deriva immediatamente la conseguenze che l’azione del robot deve essere totalmente sicura, precisa e affidabile. «Però, oltre alla fabbrica, ora si pensa ai robot che interagiscano nella nostra vita quotidiana. qui ci sono problemi diversi: la componente dell’interattività con l’uomo è prevalente rispetto alla pura funzionalità del robot , perciò gli ingegneri che lo progettano devono sforzarsi di dargli un’interfaccia semplice, piacevole da usare, che possa ascoltare il parlato e rispondere localmente, che non provochi danni scontrandosi con le persone e non distrugga gli oggetti nell’ambiente domestico o di ufficio».

Nel prossimo futuro dobbiamo aspettiamo robot così, utilizzati per migliorare la qualità della vita assistendo gli anziani (qualcuno parla di robot-badante), svolgendo lavori domestici; e naturalmente potrà collegarsi con il cloud attraverso la rete wireless, prendendo a prestito molte funzionalità dagli smartphone e quindi entrando a pieno titolo nella galassia dell’Internet of Everything.

Il piccolo iCub, che ha dato prova della sua abilità nel riconoscimento di oggetti dal palco di Cisco, è un capostipite di questa generazione. La strada però è ancora lunga: adesso è iniziata una nuova fase nello sviluppo di questi robot: quella che porterà il loro costo, che attualmente è dell’ordine dei 250.000 euro, a ridursi drasticamente intorno ai 10.000, il costo di un’utilitaria, quindi accessibile a un pubblico più ampio.

Il cammino di iCub è affiancato da tanti altri programmi sviluppati con lo stesso approccio. «Abbiamo anche altri programmi di robotica. Ci sono ad esempio i robot plantoidi, che possono essere distribuiti su un territorio e lì attivare ogni tipo di sensori per fare monitoraggio ambientale e comunicare i risultati a una centrale. Con lo stesso principio si studiano, in collaborazione con l’ESA (Agenzia Spaziale Europea), robot che possano fare esplorazione su altri pianeti. Ma anche svolgere attività che contribuiscono a salvaguardare l’ambiente o intervenire in caso di disastri e calamità varie; poi ci sono i robot quadrupedi, che si possono muovere in ambienti ostili e difficili da raggiungere con mezzi dotati di ruote. E altro ancora».

Altri programmi riguardano le applicazioni mediche della robotica: nella riabilitazione, nella realizzazione di protesi, di esoscheletri r di apparecchiature a supporto della fisioterapia; ma anche nella chirurgia, «dove possiamo prendere alcuni risultati della robotica, in particolare alcuni software e trasformarli in supporti per il chirurgo, dove il chirurgo usa in remoto un bisturi laser pianificando l’intervento che risulterà molto preciso e sempre meno invasivo».



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