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THE IMITATION GAME/ La sfida del matematico che voleva solo “risolvere un problema”

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Benedict Cumberbatch in una scena del film  Benedict Cumberbatch in una scena del film
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Un'altra cosa però Turing impara nel corso del film: che la ricerca è un lavoro che non può essere fatto da solo. Per quanto sia indiscutibilmente il più geniale del gruppo, deve arrendersi al fatto che ha bisogno degli altri colleghi per riuscire ad andare avanti.

Molti altri sono i temi che mi farebbero dire che siamo di fronte a un film istruttivo, se non fosse che l'uso di tale aggettivo affiancato a un prodotto della settima musa genera un'immediata ripulsa nel pubblico. L'assurdità del bullismo, l'oscenità delle leggi contro l'omosessualità nell'Inghilterra del dopoguerra, le responsabilità che derivano dal potere. Ma la vera ragione per andare a vedere il film è passare due ore in compagnia di uno dei personaggi più interessanti del secolo scorso.

Lasciamo agli esperti il giudizio sul completo rispetto della verità storica e andiamo a vederlo. Al massimo posso far mio lo scherzoso avvertimento fatto dal New York Times nella sua recensione dove dice che andrebbe vietato per “advanced math, most of it mentioned rather than shown”(“matematica avanzata, più citata che mostrata”) dato che, per tranquillizzare i non appassionati, di formule non se ne vede in pratica neanche una.   

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