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SCENARI/ Tutti i numeri della ricerca (caffè compresi)

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Per dare un’idea di cosa potrebbe rappresentare l’attività della ricerca scientifica nello scenario di questo anno 2015 appena iniziato, qualche numero può risultare interessante. Così la rivista Nature ha affidato a Mark Zastrow il compito di setacciare banche dati, dossier e centri studi per individuare quei dati indicativi di alcuni trend che caratterizzano il lavoro degli scienziati nel panorama globale; i dati, proiettati ed estrapolati lungo i prossimi dodici mesi, hanno permesso di disegnare una stima di quello che si muoverà dentro e attorno al variegato mondo dei ricercatori. I risultati sono riportati nel primo numero dell’anno della rivista.

Si inizia da un numero che fissa la spesa globale per gli investimenti in ricerca e sviluppo. Non siamo ancora ai fantastiliardi di zio Paperone ma poco ci manca: si parla di 1,9 migliaia di miliardi, un valore equivalente al prodotto interno lordo di uno dei Paesi emergenti come l’India. La cifra è stata ottenuta a partire da un rapporto della NSF statunitense (National Science Foundation) del febbraio scorso che analizzava l’andamento della ricerca nei quindici anni precedenti segnalando un deciso incremento, mediamente pari al 7% annuo: basti pensare che nel 2005 la cifra era ancora inferire ai mille miliardi e aveva raggiunto 1,3 migliaia di miliardi nel 2010.

A numeri del genere corrispondono ore e ore di lavoro dei ricercatori. Ed ecco allora la stima di tale monte ore: 26 miliardi di ore dedicate alla ricerca dai circa 10 milioni di ricercatori (tante sono le persone che svolgono un’attività scientifica secondo le stime della World Bank). Per ottenere il dato globale si deve moltiplicare quest’ultimo numero per il totale delle ore lavorative annue di uno scienziato, che dovrebbero essere cumulate sulla base di 50 ore settimanali; così almeno si ricava, evitando scomodi raffronti nostrani, dalle rilevazioni statunitensi. In realtà, anche per gli Usa le valutazioni non sono univoche e sembra che quella stima sia troppo al ribasso. Per chi ama i confronti a effetto, il monte ore indicato corrisponde al numero di ore contenute nei 2,9 milioni di anni trascorsi da quando nella savana africana vivevano gli Australopitechi, come la celebre Lucy scoperta dal paleoantropologo Yves Coppens. Le stesse ore però sono ben inferiori a quelle trascorse globalmente guardando i video di YouTube, le cui statistiche parlano di 6 miliardi di ore di video al mese.

Connessa in qualche modo alle ore lavorative c’è un dato curioso che Nature riporta secondo uno stile tipicamente americano: il numero di caffè consumati dagli scienziati per tenersi ben svegli nelle lunghe ore passate in laboratorio: sarebbero circa un miliardo, un valore ottenuto moltiplicando il totale dei caffè bevuti in un anno per la percentuale di scienziati sulla popolazione mondiale. Il dato però si presta a numerose interpretazioni e correzioni legati ai molteplici fattori che lo influenzano; e lasciamo volentieri agli appassionati il compito di elaborare queste stime. Più significativi sono i dati che indicano la progressione nel numero di coloro che sono titolari di un dottorato (PhD): saranno 260mila l’anno prossimo ma erano 201mila nel 2010 e solo 125mila nel 2002.



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