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EVENTI/ Una settimana per scoprire il “white, red, green Biotech”

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Ebbene, i numeri indicati da Assobiotec sono di tutto rispetto. Le imprese di biotecnologie attive in Italia a fine 2014 ammontano complessivamente a 384 (+1,6% sull’anno precedente); più della metà (251) sono imprese pure biotech e tra queste quelle a capitale italiano sono 225: con questo dato l’Italia è terza in Europa per numero di pure biotech, anche se – osserva il Rapporto - molte di queste aziende restano mediamente sottocapitalizzate per la difficoltà ad accedere a finanziamenti adeguati.

Il fatturato complessivo supera i 7,7 miliardi di euro (+4,2%); gli investimenti in Ricerca e Sviluppo ammontano a più di 1,5 miliardi di euro, con un numero di addetti in questo ambito prossimo alle 7.300 unità. L’industria biotech è uno dei comparti a più elevata intensità di innovazione e la produttività dei ricercatori italiani è elevata, se la si misura col parametro delle pubblicazioni: la nostra ricerca ha prodotto il 3,8% degli articoli scientifici del mondo ed è in prima posizione con una percentuale di citazioni che rimane sei volte superiore alla media.

Quanto alle tre tipologie prima elencate, bisogna dire che anche in Italia, come negli altri Paesi, a trainare l’intero comparto è il Red Biotech, dove opera la grande maggioranza delle imprese (72%) e che rappresenta, da solo, una quota preponderante del fatturato totale (96%) e degli investimenti dell’intero comparto (94%), alimentando un numero crescente di progetti, sia sul fronte della diagnosi che della terapia, volti a migliorare l’intero percorso di cura dal punto di vista clinico ed economico.

Le White Biotech italiane giocano un ruolo di primo piano nella trasformazione dei processi convenzionali in una prospettiva di efficienza e sostenibilità crescenti. «L’uso di enzimi e microrganismi per ottenere prodotti innovativi nei settori cartario, tessile e dell’energia fa del White Biotech uno dei segmenti di punta per la riqualificazione e la competitività del nostro sistema industriale».

Il Green Biotech conta 95 imprese di cui 61 pure italiane, tutte impegnate ad elevare la qualità e sostenibilità della catena alimentare, ad aumentare le produzioni agricole senza estendere le superfici coltivate, a preservare la biodiversità, a ridurre i consumi di acqua e l’input chimico, a contenere l’effetto serra.

Vale la pena ricordare che l’industria italiana ha inaugurato la prima bioraffineria avanzata, in grado di produrre bioetanolo da residui agricoli, definendo così un nuovo paradigma per lo sviluppo della Chimica Verde.



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