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INSIDEOUT/ Ci sono cinque "io" nella cabina di comando della personalità di Riley (e non solo)

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Dunque questo è il motivo per cui questi due personaggi, ragione e libertà, non sono presenti: il film deve attenersi a quello che la Scienza dice. Tuttavia un film per essere tale deve raccontare una storia, altrimenti non può colpire la fantasia e il sentimento degli spettatori; detto in soldoni, non farebbe cassa. Ed è qui che accade la trovata! Certo il cervello è una macchina molto complessa, un labirinto di ricordi e esperienze passate, di meccanismi in grado di regolare e incendiare tutte le parti del corpo; i ricordi interagiscono continuamente con tutto quello che accade nel presente. E c’è una plancia di comando in grado di governare esattamente il comportamento con tutti suoi addentellati, reazioni, stanchezze ecc.

Ma, qui sta il punto, chi governa la plancia di comando? Cinque personaggi! Le neuroscienze direbbero: non ci può essere nessun personaggio perché la plancia di comando, cioè le connessioni con il resto del cervello e con tutte le parti del corpo, sono sotto il comando del supercomputer, la plancia di comando fa parte integrante del cervello, coincide con la CPU del computer.

Il film però, come dicevamo, deve raccontare una storia e se tutto fosse determinato a priori e meccanicamente da un computer, che storia potreste raccontare? Evidentemente nessuna; sarebbe la descrizione di una macchina, cioè una noia mortale. Allora il regista è costretto a trovare una soluzione: la plancia di comando è nelle mani di cinque personaggi, che saranno sì delle passioni, tra loro non si trovano la ragione e la libertà, ma sono dei “soggetti”, presentati come delle “persone”, quindi dotati di ragione e libertà. Infatti, esprimono giudizi, prendono iniziative, si rapportano tra loro, cadono e si perdono, incontrano anche i cancellatori di memorie, che guarda caso sono anche loro personaggi, perché devono “decidere” quali memorie cancellare per sempre.

Il regista è stato costretto dallo strumento artistico utilizzato a reintrodurre, anche se surrettiziamente, implicitamente, nascoste dentro le passioni, la ragione e la libertà, cioè “il soggetto”, colui che solo può utilizzare al meglio la macchina. Altrimenti a cosa serve la macchina? A nulla!

Senza soggetto, senza l’io, senza la ragione e la libertà di uno non c’è storia, non c’è dramma, non c’è niente di interessante, sarebbero tutte solo increspature del grande mare iniziato nel Big Bang, ma senza vita, senza significato, senza senso; insomma una noia mortale, quella prospettata dai neuroscienziati.



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