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PREMI NOBEL 2015/ Sarà la volta dei nanosistemi?

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Giulio Natta  Giulio Natta

Il premio però potrebbe essere assegnato anche alla coppia nippo-statunitense composta da Kazutoshi Mori, della Kyoto University, e Peter Walter dell’Università della California - San Francisco, che già nel 2014 insieme hanno ricevuto l’Albert Lasker Award per la ricerca medica di base: a loro si deve la conoscenza dell’Unfolded Protein Response, un sistema intracellulare di “controllo della qualità” che rileva proteine mal ripiegate nel reticolo endoplasmatico e ordina al nucleo di adottare provvedimenti correttivi.

La vittoria potrebbe invece arridere a un trio ben assortito formato da Alexander Y. Rudensky del Memorial Sloan Kettering Cancer Center, Shimon Sakaguchi dell’Università di Osaka e Ethan M. Shevach del NIH (National Institutes of Health) statunitense: i loro studi hanno permesso di comprendere il ruolo dei linfociti T (cellule immunitarie) nell'insorgenza di allergie, malattie autoimmuni o processi infiammatori.

Martedì 6 ottobre sarà la volta della fisica, dove la rosa dei papabili si restringe a quattro nomi. Anzitutto una signora, l’americana Deborah S. Jin dell’Università del Colorado di Boulder, che potrebbe essere la terza donna a vincere il Premio Nobel per la Fisica, dopo Marie Curie e Maria Goeppert-Mayer. A lei si deve la realizzazione del primo condensato chirale a temperature ultrabasse, un sistema che potrebbe essere applicato ai superconduttori del futuro e al tanto atteso . computer quantistico.

Il premio potrebbe invece andare a uno studioso di scienza dei materiali, Zhong Lin Wang del Georgia Institute of Technology di Atlanta, inventore di nanosistemi che convertono l'energia meccanica in energia elettrica: siamo nell’ambito del cosiddetto Energy Harvesting, cioè del recupero di ogni frammento di energia possibile: esempi interessanti sono piccoli dispositivi che trasformano il movimento umano in energia elettrica attraverso l'attrito e in futuro potranno essere applicati ai vestiti o alle calzature.

Infine ci sarebbe la coppia formata da Paul B. Corkum, dell’Università di Ottawa, e Ferenc Krausz, direttore del Max Planck Institute di ottica quantistica a Monaco di Baviera. Le loro ricerche sono quello di argomento più fascinoso e riguardano il nuovo campo della cosiddetta “attofísica”, una disciplina che utilizza il laser per osservare fenomeni molecolari che avvengono in un trilionesimo di secondo (detto appunto “attosecondo”, cioè un miliardesimo di miliardesimo di secondo ) e ha permesso di seguire il movimento di elettroni negli atomi; sono ricerche che hanno potenziali applicazioni in ingegneria e medicina.



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