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COP21 / Tre obiettivi (integrati) e un metodo: la proposta del "delegato" Francesco

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Questo scollamento tra analisi e impegno per la “casa comune” va di pari passo con la contraddizione tra la rapidità dello sviluppo tecnologico e la lentezza con la quale si elaborano le forme di gestione economica e commerciale dei sistemi ecologici ed energetici. Un esempio, citato nell’Enciclica, è quello della compravendita di “crediti di emissione” che sembrerebbe una soluzione rapida e facile al fine di ridurre l’emissione globale di gas inquinanti ma in realtà si rivela non adeguata all’entità del problema; anzi, osserva Papa Francesco, « può dar luogo a una nuova forma di speculazione e può diventare un espediente che consente di sostenere il super-consumo di alcuni Paesi e settori».

Quello dello squilibrio e della disparità tra le diverse situazioni nazionali e regionali è uno dei nodi principali da sciogliere e sarà anche uno dei punti chiave del buon risultato dei lavori della COP21 che, lo ricordiamo, vede partecipare con pari dignità rappresentanti di quasi 200 Paesi. Lì si vedrà se il messaggio della “ecologia integrale”, lanciato nella Laudato sì, ha iniziato a far breccia e a determinare un inizio di quella “conversione ecologica” senza la quale nessuna regolamentazione o accordo internazionale potrà dare frutto.

Bisognerà vedere se i delegati a Parigi, e le organizzazioni che rappresentano, avranno il coraggio di alzare il tiro degli obiettivi della Conferenza e sapranno integrare nella loro roadmap tutti e tre gli obbiettivi, complessi e al tempo stesso interdipendenti, indicati da Papa Francesco nel discorso di Nairobi: la riduzione dell’impatto dei cambiamenti climatici, la lotta contro la povertà e il rispetto della dignità umana. Sarebbe la traduzione simultanea del criterio dell’ecologia integrale e mostrerebbe l’inizio di una nuova strada, dove “l’economia e la politica sono al servizio dei popoli” e dove “l’essere umano, in armonia con la natura, struttura l’intero sistema di produzione e distribuzione”. 

Non è solo una questione di buona volontà. Il Papa non solo ha proposto il triplice obiettivo ma ha anche suggerito un metodo: quello del dialogo. Nel citato quinto capitolo della Laudato sì, dopo aver dichiarato che «Chiesa non pretende di definire le questioni scientifiche, né di sostituirsi alla politica» e nella consapevolezza che su alcune questioni relative all’ambiente è difficile raggiungere un consenso, Francesco «ad un dibattito onesto e trasparente, perché le necessità particolari o le ideologie non ledano il bene comune» (n. 188); è significativo che i cinque paragrafi che dettagliano le “linee di orientamento e di azione” contenute nel capitolo, riportino tutti la parola dialogo. 

Vedremo nei prossimi giorni se i responsabili e i rappresentanti delle nazioni sapranno applicare realmente e realisticamente questo metodo.



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