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ANNIVERSARI/ Ma la relatività va celebrata nel 2015 o nel 2016?

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Albert Einstein  Albert Einstein

Perché quindi celebrare l’anniversario nel 2015? Perché il 25 novembre di cento anni fa, come ricorda il suo biografo Abraham Pais, Einstein ha presentato alla sezione fisico-matematica della Accademia prussiana delle Scienze di Berlino una memoria nella quale la teoria della relatività generale assumeva definitivamente “una struttura logica completa”. Ci stava lavorando ormai da otto anni, da quando, come lui stesso ha raccontato, aveva avuto “il pensiero più felice” della sua vita: «Stravo seduto in poltrona nell’Ufficio Brevetti a Berna quando all’improvviso mi ritrovai a pensare: “Se una persona cade liberamente, non avverte il proprio peso”. Rimasi stupefatto. Questo pensiero, così semplice, mi colpì profondamente e ne venni sospinto verso una teoria della gravitazione».

Ci sarebbe da aggiungere una questione di priorità nella scoperta. Quattro giorni prima di quel 25 novembre, il grande matematico David Hilbert aveva sottoposto all’Accademia delle Scienze di Gottinga una memoria che conteneva sostanzialmente la stessa equazione presentata da Einstein a Berlino; il fatto non era imprevedibile e tra i due c’erano stati frequenti e approfonditi scambi epistolari in merito. Ma non è il caso di avviare nessuna revisione storica. Non si può obiettare all’affermazione che la scoperta dell’equazione fondamentale vada attribuita a entrambi gli scienziati. Tuttavia non si può non riconoscere che la teoria della relatività generale sia ben di più della pura equazione e nessuno storico della scienza ha finora mai dubitato che, come sintetizza sempre Pais, «Einstein sia stato l’unico creatore della teoria fisica della relatività generale».

Perché allora si dovrebbe celebrare nel 2016? Perché la prima presentazione ufficiale completa della teoria, quella che fa testo e che viene sempre citata nei riferimenti bibliografici come inizio della relatività, è apparsa sulla rivista Annalen der Physik n. 49 del marzo 1916. Non mancheranno quindi le iniziative celebrative a ridosso di quella data; anche se ormai tutte le accademie e le società scientifiche hanno già abbondantemente ripercorso con eventi di ogni tipo questi cento anni relativistici. Ne resterà una forte eco in tutte le manifestazioni scientifiche del prossimo anno e in modo particolare durante la prossima Conferenza Internazionale della European Society for the History of Science (ESHS) che si terrà a Praga nel settembre 2016.

C’è da aggiungere che nell’articolo del 1916, oltre allo sviluppo matematico della teoria, c’è un breve paragrafo conclusivo nel quale Einstein indica le tre previsioni che, se verificate, avrebbero decretato la conferma sperimentale della sua visione cosmologica: lo spostamento verso il rosso dello spettro della luce emessa dai corpi celesti lontani, la deflessione dei raggi luminosi in presenza di grandi masse e la precessione del perielio di Mercurio. Il grande fisico poteva a quel tempo esibire solo quest’ultima prova. Ma nel giro di qualche anno anche le altre sarebbero arrivate.



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