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COP21/ Quale accordo spunterà tra le ''parentesi quadre'' del documento di Parigi?

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Queste incertezze che seguiranno la COP21 anche se sarà firmato l’accordo, come è probabile per ragioni di opportunità politica, derivano anche dalla diversa impostazione di questa COP rispetto alle precedenti. Una novità infatti, che concerne il processo decisionale successive alla COP21 e richiamato nell’articolo 2 della seconda parte della bozza di accordo, è quella degli INDC (Intended Nationally Determined Contributions) cioè le promesse individuali che ogni Paese è chiamato a presentare all’UNFCCC e sulle quali intende impegnarsi per la riduzione delle emissioni di carbonio. È una conseguenza di una decisione presa nella 19esima sessione della Conferenza delle Parti tenutasi a Varsavia nel novembre 2013. Questo prefigura un diverso approccio alle strategie di contenimento globale delle emissioni, basato più sulla responsabilità dei singoli stati che su decisioni di vertice. Ma può anche diventare un punto di debolezza dell’intera operazione.

Che comunque è intrinsecamente debole, come già faceva notare l’Enciclica Laudato sì, tanto richiamata in questi giorni ma non laddove critica l’inconcludenza dei vertici sul clima e soprattutto laddove indica la prospettiva più ampia nella quale inquadrare il tema dei cambiamenti climatici. Se si resta nella angusta visione tecnicistica, sulla quale sono costruite le COP e i relativi documenti, ogni accordo non potrà che rivelare i suoi limiti. Nella bozza di accordo si può trovare ben poco dell’invito di Papa Francesco, pochi giorni prima del summit di Parigi, affinché la Conferenza perseguisse il triplice obiettivo di ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici, incrementare la lotta contro la povertà e sostenere il rispetto della dignità umana. Nella bozza si cita spesso la lotta alla povertà (eradicate poverty) ma l’impressione è che si tratti di un dovere di completezza nell’elencare gli obiettivi, più che di un reale programma supportato da azioni concrete e impegnative. Quanto alla dignità umana, non c’è traccia.

D’altra parte, l’ecologia o è ''integrale'' oppure si riduce a curare i sintomi dei mali della nostra casa comune, senza scalfire le radici; e, alla fine, non riesce neppure a intervenire sui sintomi. Vedremo nei prossimi giorni se, tra una parentesi e l’altra, saranno riusciti a inserire qualche spiraglio che allarghi la visuale e apra la strada a una visione dell’ambiente non riduzionista.

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