BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

COP21/ Shine (Univ. Reading): per stare sotto i +2 °C dobbiamo capire meglio la risposta del "sistema clima"

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Infophoto  Infophoto

Ci sono diversi aspetti da isolare e prendere in considerazione. Uno di questi è un problema che stiamo cercando di affrontare da molto tempo e cioè il fatto che non sappiamo ancora valutare l'effetto della risposta globale del sistema clima (climate sensitivity). In parole povere possiamo definirla come l'aumento di temperatura che otterremmo raddoppiando la concentrazione di anidride carbonica. È più di 30 anni che possiamo dire di sapere che questa risposta si porta dietro incertezze significative ma finora non siamo stati in grado di ridurre tale incertezza. Ciò che abbiamo saputo fare è stato comprenderne le cause. Gran parte di essa deriva dalla comprensione di come le nubi rispondono al cambiamento climatico; c'è stato un grande sviluppo della ricerca in questo ambito, in particolare dal punto di vista strumentale e delle misure da satellite delle proprietà delle nubi. Quindi c'è la speranza di ridurre questa incertezza, ma non dobbiamo dimenticarci che ci sta accompagnando da diversi anni senza che siamo riusciti a diminuirla. Evidentemente, se non sappiamo predire i cambiamenti climatici con sicurezza, questo è un problema.

 

Gli altri aspetti?

Un secondo aspetto riguarda il fatto che noi non percepiamo il cambiamento climatico a livello globale, ma piuttosto a scala regionale ed è molto importante accrescere la nostra comprensione dei cambiamenti a diverse scale, per poter dire se e quanto Reading, ad esempio, verrà colpita dal riscaldamento globale, piuttosto che altre città in qualsiasi parte del mondo. Questo è un aspetto veramente importante e ha bisogno di miglioramenti nei nostri modelli, nella loro risoluzione spaziale ma anche nella comprensione teorica dei processi meteorologici di base che interenvengono nel sistema climatico in una qualsiasi area. L'altra questione che vorrei isolare è a mio parere piuttosto complicata. Si tratta della comprensione dei feedback, cioè delle retroazioni, tra carbonio e sistema climatico. Ad esempio, se si stanno modificando le riserve naturali di carbonio negli oceani e nel permafrost e la cattura di carbonio da parte delle foreste tutto ciò significa che il riscaldamento in sé probabilmente conduce a una maggiore rilascio di anidride carbonica nell'atmosfera da parte di queste riserve. C'è ancora molta incertezza nel definire gli effetti di tutti questi feedback. Potrebbe essere un effetto totale trascurabile o invece molto importante. Stiamo parlando di un aspetto che ha un'influenza fondamentale nelle dimensioni delle barre di errore nei grafici che illustrano le nostre previsioni della situazione nel 2100. A seconda dell'importanza di questi feedback ci sarà bisogno di tagliare le emissioni in maniera più o meno importante per evitare un certo livello di riscaldamento.

 

Cosa pensa si possa fare in termini di mitigazione e adattamento?

Anche qui, siamo un po' fuori dalla mia area specifica. Di sicuro dovremo adattarci ai cambiamenti climatici e ci stiamo già impegnando a farlo, sta già accadendo. Alcune aree dovranno adattarsi più di altre: penso sia necessaria una combinazione di mitigazione e adattamento. Certamente, se vogliamo seriamente rimanere al di sotto della soglia di 1.5 gradi saranno necessari un certo tipo di soluzioni ingegneristiche, come la geo-ingegneria o vari metodi per sottrarre anidride carbonica dall'atmosfera,. Più vogliamo restare lontani dai 2 gradi, se cerchiamo di farlo seriamente, più dovremo intervenire in altre maniere nel sistema.

 

In questo periodo assistiamo a un incremento della coscienza di un problema rispetto al clima e alla natura in generale. L'ultima enciclica di Papa Francesco ne parla diffusamente. Come possiamo affrontare il bisogno di preservare il pianeta creato per noi e sul quale abitiamo? A suo modo di vedere, come si possono conciliare le nostre pratiche quotidiane con la necessità di una cura per l’ambiente?



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
16/12/2015 - STOP al catastroambientalismo (Carlo Cerofolini)

Riguardo al fatto che per evitare la catastrofe climatica, è necessario ridurre fino ad azzerare le emissioni di CO2 antropica (l’inquinamento è altra cosa), vorrei fare notare solo quanto segue: 1) tra il 750 e il 1200 d.C. si è avuto il cosiddetto optimum climatico medievale, quando la temperatura era superiore, rispetto all’attuale, mediamente di circa due gradi - con punte fino a più quattro gradi nelle regioni polari - senza che questo abbia determinato alcun disastro, anzi; 2) negli ultimi 400 anni si è visto che c’è perfetta correlazione fra attività solare e variazioni di temperatura e nessuna correlazione legata alla variazione della concentrazione della CO2 atmosferica; 3) tutta la CO2 presente in atmosfera, che per altro è un ottimo fertilizzante naturale per le piante, contribuisce all’effetto serra solo per circa il 2% - mentre ben oltre il 90% è affidato al vapor d’acqua - e la produzione annua della CO2 antropica fa aumentare la percentuale dei gas serra totali di appena lo 0,1%. Ridicolmente troppo poco per influenzare il clima. Basta quindi con il catastroambientalismo che fa la guerra a nemici immaginari (gas serra antropici) e che ci massacra economicamente, peggiorando così la qualità e la durata della vita dei cittadini, perché non è l’uomo ma la natura a influenzare il clima, con - oltre attività solare - eruzioni vulcaniche e diversa inclinazione asse terrestre, diversa distanza dal sole, variazione eccentricità orbita (teoria di Milankovic)!