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SPAZIO/ Onde gravitazionali: se non si vedono qui, andremo a prenderle in orbita

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LISA Pathfinder (Copyright ESA/ATG medialab)  LISA Pathfinder (Copyright ESA/ATG medialab)

Doveva partire ieri mattina e tutto era pronto allo spazioporto di Kourou (Guyana Francese), per il lancio del satellite LISA Pathfinder dell'Esa (Agenzia spaziale europea); ma gli ultimi controlli al lanciatore Vega avevano mostrato l’esigenza di ulteriori verifiche tecniche e così tutto era stato rinviato di 24 ore. Ma gli scienziati e i tecnici impegnati in questo ambizioso progetto lavorano sui tempi lunghi: il satellite che è stato lanciato questa notte infatti è il primo passo verso la costruzione di un vero e proprio osservatorio spaziale per la rivelazione delle onde gravitazionali che dovrebbe essere pienamente compiuto entro il 2034 con il lancio della missione eLISA.

C’è tempo quindi 19 anni per dare la controprova sperimentale di una teoria nata esattamente 100 anni fa dalla acuta immaginazione scientifica di Albert Einstein: la teoria della Relatività Generale prevede infatti che la trama dello spazio-tempo, nel quale è tessuto tutto l’universo, sia perturbata da oscillazioni prodotte da eventi catastrofici, come l’esplosione di supernovae o la fusione di buchi neri. Solo che finora tali oscillazioni, dette appunto onde gravitazionali, sono sfuggite anche alla strumentazione più sofisticata. anche se pochi dubitano della loro esistenza dato che la teoria di Einstein ha avuto ulteriori verifiche e sembra proprio essere il modo giusto per descrivere la struttura e la storia del cosmo che ci ospita.

Quello che sarà lanciato domani è il precursore tecnologico del grande progetto eLISA e fungerà da “dimostratore” in vista dell'obiettivo finale: suo compito sarà di testare il funzionamento dell'Optical Metrology Subsystem, il delicato strumento che avrà il compito di rivelare il passaggio di un'onda gravitazionale misurando, con un sistema laser, la lievissima variazione che essa produrrebbe nella distanza reciproca di due piccole masse, due cubi realizzati con una lega di oro e platino, in condizioni di caduta libera gravitazionale quasi perfetta.

Si tratta di uno spostamento dell'ordine del picometro, un miliardesimo di millimetro, cioè circa un centesimo della dimensione di un atomo di idrogeno; ma nei test presso i laboratori terrestri lo strumento ha già dimostrato di poter raggiungere un simile grado di precisione, unitamente a quello relativo alla deviazione angolare del raggio laser dove l’accuratezza arriva a un centesimo di miliardesimo di grado. Tali prestazioni dovrebbero consentire a eLISA di raggiungere l’obiettivo finora sfuggito ai grandi interferometri a Terra.



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