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COP21/ Sannino (Enea): dopo Parigi serviranno i "microscopi climatici"

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Le 33 piane costiere a rischio inondazione  Le 33 piane costiere a rischio inondazione
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Sannino si augura che dalla COP21 escano decisioni che permettano di attuare da subito decisioni drastiche limitanti le emissioni dei gas climalteranti; decisioni che peraltro consentiranno al massimo di restare entro quei due gradi; tenendo presente che gli stessi modelli applicati su scala regionale, in alcune aree come ad esempio l’Europa, prevedono situazioni difficili. «L’Europa è una delle zone più vulnerabili e raggiungerà l’aumento di 2 °C prima di altri. Quindi stiamo parlando di un periodo che non riguarda generazioni lontane ma toccherà quella subito dopo la nostra».

Il gruppo dell’Enea coordinato da Sannino ha appena pubblicato uno studio su Nature Scientific Reports secondo il quale il clima del Sud Italia rischia di diventare quello tipico del Nord Africa, con estati e inverni sempre più aridi e secchi e una crescente carenza di acqua che determinerà il progressivo inaridimento dei suoli, con ripercussioni su agricoltura, attività industriali e salute umana. Viceversa, il Nord Europa tenderà a “mediterraneizzarsi”, in particolare Europa nord-occidentale, Gran Bretagna e Scandinavia avranno estati molto più secche e inverni più piovosi rispetto ad oggi. In Italia poi ci sarebbero 33 aree costiere ad alta vulnerabilità, che rischiano di essere inondate.

Torniamo perciò al discorso dell’adattamento, che dovrà essere preso di petto dopo la COP21. «Questo è un punto molto importante. Fino a un po’ di tempo fa non si parlava così insistentemente di adattamento; si parlava di mitigazione, anche perché eravamo ancora in tempo per modificare certe tendenze. Adesso non c’è più tempo e dobbiamo già correre ai ripari. Ed è per questo che si stanno organizzando i servizi climatici che sappiano fornire previsioni attendibili per periodi prolungati: ciò è necessario perché le misure di adattamento non si possono improvvisare e richiedono tempi lunghi. Qualunque sia il risultato del summit di Parigi, avremo sempre a che fare con i cambiamenti climatici e avremo sempre più bisogno di strumenti di dettaglio, che non si limitino a dirci genericamente che la temperatura aumenta di 2 o 3 gradi in Europa ma sappiano indicarci quale sarà la temperatura delle notti estive in Sicilia o il livello del mare a Venezia e sulla costa dell’alto Adriatico».

Bisogna dire che la Comunità Europea ha realizzato una struttura adeguata: sta adesso ai singoli stati costruire i propri specifici servizi climatici. «All’avanguardia ci sono la Gran Bretagna e la Germania. Noi all’Enea siamo già all’interno della nascente struttura europea e partecipiamo all’esperimento coordinato mondiale (Cordex) che si prefigge di dare l’input per la costruzione di modelli non più globali ma a livello di regione e sottoregione. L’Enea, insieme a Meteo France, all’Itcp di Trieste e al Max Planck Institut tedesco sta gestendo questa attività sperimentale per l’area EuroMediterranea: stiamo facendo dei veri e propri zoom delle proiezioni climatiche, attivando una sorta di “microscopio climatico” capace arrivare a livello di dettaglio e di indicare quali sono i reali impatti dei cambiamenti climatici sul territorio dando ai decisori le informazioni necessarie per progettare le strategie di adattamento più efficaci».



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COMMENTI
04/12/2015 - Oroscopi climatici? (Carlo Cerofolini)

Previsioni (oroscopi?) climatiche con modelli validi oltre il 2100? Il saggio (Lao Tsé) dice che chi sa non predice e chi predice non sa!