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BIOINGEGNERIA/ Per un buon modello di midollo osseo ci vuole la seta

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La seta è un biomateriale estremamente versatile e di grande utilità. «Nel nostro caso la caratteristica principale è che non altera le funzioni delle cellule del sangue, quindi è un materiale inerte che fa da scaffold (cioè da matrice) ma senza alterare il modello. Inoltre è un materiale naturale, è poco costoso, è biodegradabile e viene processato in acqua, quindi senza aggiunte di agenti chimici di nessun genere».

La cosa importante – aggiunge Balduini - è che «posso funzionalizzare la seta con diverse proteine e lei ne mantiene l’attività, anche a temperatura ambiente; allora posso fare un modello di midollo osseo che ha al suo interno diverse molecole la cui attività viene mantenuta dalla seta». 

Dopo la pubblicazione su Blood, la ricerca prosegue, utilizzando il modello, indirizzandosi verso lo studio di singole malattie con quel discorso di medicina personalizzata; «ma continuano anche a studiare i meccanismi di base della produzione delle piastrine per arrivare ad avere un numero di piastrine sufficienti per essere trasfuse. In futuro si può ipotizzare una trasfusione fatta utilizzando le piastrine prodotte da questo modello».

Il gruppo di Pavia-Boston non è l’unico a lavorare su questo argomento. Sempre nella zona di Boston, e precisamente all’Università di Harvard, c’è un altro gruppo, coordinato da Joe Italiano, che lavora su un’idea analoga: «ma non siamo in competizione; anzi, tra i nostri gruppi c’è frequente collaborazione. Certo i due punti di vista sono diversi, ma poi probabilmente confluiranno in un quadro unico».

Il modello nei prossimi mesi verrà presentato in diversi appuntamenti scientifici, tra i quali la prestigiosa Gordon Conference che quest’anno si terrà proprio in Italia.



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